Artigianato: sei antichi mestieri che ancora sopravvivono in Calabria

Da Seminara a Brognaturo, da Stilo a Crotone, da Bisignano a Reggio: ecco dove il sapere e le tradizioni manuali vengono tramandati di generazione in generazione e diventano arte

di Redazione
mercoledì 12 settembre 2018
14:25
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Artigiana al telaio
Artigiana al telaio

Oggigiorno nelle regioni meridionali i lavori artigianali rischiano l'estinzione, ma in Calabria esistono  mestieri e arti antiche (foto tratta da http://www.imagora.it/tag/anziani/) che vengono ancora valorizzati. Il sapere e la tradizione artigianale sono caratteristici della cultura calabrese e rivestono grande importanza anche sul piano sociale. Il lavoro dell'artigiano, grazie alla qualità dei manufatti, rende i cittadini orgogliosi della loro cultura e permette di ricostruire e di rafforzare il legame con il territorio.

 

Le maschere di ceramica di Seminara

Seminara è una cittadina situata tra le pendici interne del monte Sant'Elia e la piana di Gioia Tauro. È uno dei più illustri centri di produzione della ceramica della provincia di Reggio Calabria, una realtà ricca di antichi saperi dove si tramanda un sapere culturale che unisce storia, arte, simbologie e ritualità. La produzione artistica locale è fatta di oggetti di ceramica legati alle tradizione popolare, le maschere che venivano incastonate nei muri, a ridosso dei balconi e finestre o all’interno delle abitazioni. Esistono due tipologie, quelle catartiche del teatro greco e quelle grottesche, utilizzate dalle popolazioni locali al fine di tenere lontani gli spiriti del male. Tra gli artigiani più illustri spiccavano i nomi di famiglie come i Ferraro e i Condruso, maestri dell’arte della ceramica calabrese. Questi manufatti riuscirono a fare breccia nel cuore di Pablo Picasso che, incontrando l’artista Paolo Condurso a Ventimiglia, si congratulò con lui esclamando: «Calabrese hai le mani d'oro».

 

Brognaturo e le pipe d’autore

Nel cuore delle Serre Vibonesi, a 47 km da Vibo Valentia, è situato Brognaturo un centro montano famoso a livello internazionale per la produzione spontanea di radica, l’Erica Arborea, una radice fatta di un insieme di fibre legnose e attorcigliate. Comunemente detta “ciocco” si distingue per il basso contenuto di tannini, principali responsabili del sapore aspro ed amaro che si percepisce fumando alcune pipe. Brognaturo è considerato il fiore all’occhiello nella produzione millenaria di pipe d’autore, accessori di rara bellezza, famosi in tutto il mondo per la loro fattura. Conosciuta per la maestria con la quale realizza queste sue opere è la famiglia Grenci, che opera nel settore da oltre quarant’anni ed ha reso famosa quest’arte. Le pipe sono realizzate con la migliore radice di erica arborea della  zona, sottoposta a otto-undici anni di stagionatura. La radica, ancora bagnata, veniva lavorata con una lama di sega circolare, le sapienti mani del maestro abbozzavano le forme e, scoprivano la parte corticale, che lasciava intravedere le venature. Successivamente si procedeva ad un’accurata selezione dei pezzi migliori che venivano trasferiti in una caldaia di rame per la bollitura, che durava oltre ventiquattrore di fila. Al termine della bollitura le pipe venivano fatte raffreddare e poste in degli scaffali per una lenta stagionatura che durava oltre cinque anni.

 

I tessitori e gli artigiani del metallo di Stilo

La comunità montana di Stilo è situata nella provincia di Reggio Calabria ed è conosciuta sul territorio per la presenza di diverse tipologie di artigiani, tra cui i tessitori, i ricamatori artistici e i lavoratori di metallo. La tessitura è un nobile lavoro praticato fin dall'antichità, ancora oggi si lavorano al telaio tovaglie e "pezzare" che vengono acquistate nelle fiere estive dell'artigianato. Anche la lavorazione del metallo è antichissima e si pratica da 2000 anni, i giacimenti minerari del luogo sono stati largamente sfruttati dai Borboni. Negli anni trenta e quaranta, nel periodo precedente la seconda guerra mondiale, a Bivongi, un comune reggino, il rame veniva ancora estratto per uso bellico. Di questa attività rimangono notevoli testimonianze di cui si interessa l'Ecomuseo della Vallata dello Stilaro.

 

Gli orefici di Crotone

A Crotone, la città della Magna Grecia cara a Pitagora, si conserva un’arte antica legata alla lavorazione dell’oro. Numerosi sono stati i maestri orafi, grandi personalità che hanno realizzato preziosi manufatti in oro e argento. Le origini dell'arte orafa crotonese sono legate alla colonizzazione greca, che ha lasciato un’enorme eredità culturale. Fiorente è l’attività artistica ricca di produzioni di ceramiche, notevole è la produzione bronzistica così come la lavorazione di metalli preziosi, oro e argento, che erano spesso usati come doni votivi agli dei come si evince dai ritrovamenti relativi agli scavi al Parco Archeologico di Capo Colonna, presso il Santuario di Hera Lacinia. I pellegrini erano infatti soliti rendere omaggio alla dea protettrice delle mandrie, del benessere e della fertilità, offrendo preziosi doni. L’arte orafa artigiana è rimasta  ancorata alle tradizioni come dimostra la tipica lavorazione della filigrana che, tutt'oggi, ricalca lo stile e le forme dei monili del passato, cari alle popolazione che nei secoli popolarono l'area. 

 

I liutai di Bisignano

A Bisignano, in provincia di Cosenza sopravvive una nobile arte: quella dei liutai. Maestri del suono e dell’artigianato realizzano dei capolavori, preziosi strumenti musicali, che vengono tramandati nel tempo. Quella del liutaio è un arte da custodire gelosamente, una tradizione artigianale trasmessa di generazione in generazione. Gli artigiani realizzavano la famosa chitarra battente ed erano appunto chiamati “chitarrari”. A rendere unico lo strumento era una peculiarità tecnica, la chitarra non era dotata di plettro, l’artista si avvaleva sono delle mani che battevano sulle corde producendo il “ribunnu”, ovvero il rimbombo, perfetto come accompagnamento al canto. La fama dei liutai di Bisignano è da secoli legata alla Liuteria De Bonis, una casa-laboratorio portata avanti oggigiorno dalla nipote del grande maestro Vincenzo. Al suo interno si possono ammirare stupendi strumenti realizzati dai maestri Nicola e Vincenzo quali violini, chitarre classiche e battenti, mandolini, produzioni di qualità belle da vedere e soavi da ascoltare grazie alla sapiente scelta delle colle e dei legni, primi fra tutti quelli di acero, ebano e palissandro

 

I canestai di vimini di Reggio Calabria

La realizzazione dei cesti di vimini è una tipica forma di artigianato locale di Reggio Calabria che non è la specializzazione delle singole persone ma è il mestiere un po’ di tutti gli anziani del luogo. I cesti di vimini hanno forme e dimensioni differenti a seconda degli usi cui vengono adibiti. Alcuni artigiani realizzano cestelli che hanno una svasatura campaniforme, misti di virgulti di salice e strisce sottili e lunghe di canne opportunamente intrecciate, altri sono specializzati nella creazione dei panieri (“panari” in dialetto) più piccoli e panciuti in mezzo e con un lungo manico che, elegantemente, si inarca in alto come un “arco a tutto sesto”. Alcune anziane producono ceste con o senza manici, la cui grandezza è intermedia tra i panieri e i cestelli. Questi cesti sono eseguiti tecnicamente con i rami lunghi e sottili dei salici piangenti e raramente vengono usate le verghe d’ulivo di colore argento. Le loro funzioni sono svariate, possone essere usati per riporre la frutta, gli ortaggi, i fiori, le uova e la biancheria. Al loro interno si possono trasportare gli arnesi rurali, i cesti si possono essere usati come bilance per cereali, per misurare gli alimenti da bestiame, possono trasformarsi in "criole" (gabbie circolari per allevamento di volatili), rivestimento di damigiane e infine come culle e carrozzelle per neonati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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