Scuola e università insieme per formare le coscienze dei più giovani

VIDEO | Dopo l’episodio del gatto aggredito ed ucciso a Gioia Tauro, nasce il progetto “Successo formativo e cittadinanza attiva” allo scopo di creare occasioni di formazione sia per gli studenti che per i futuri insegnanti. L’idea è del questore di Reggio Calabria 

di Consolato Minniti
mercoledì 10 luglio 2019
13:46
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Apprendere attraverso il servizio. È questo l’obiettivo del progetto “Successo formativo e cittadinanza attiva”, presentato all’Università Mediterranea e che coinvolge non solo l’ateneo reggino, ma anche l’Ufficio scolastico di Reggio Calabria

 

L’iniziativa prende le mosse dall’episodio, avvenuto a Gioia Tauro, in cui un gatto fu maltrattato e ucciso dall’intervento di un collaboratore scolastico. Il fatto destò scalpore. E da una chiacchierata informale fra il questore reggino Maurizio Vallone e il dirigente dell’ufficio scolastico Maurizio Piscitelli, nasce il progetto. Ad ospitare la presentazione dell’evento è l’Università reggina, con il suo rettore, Santo Marcello Zimbone, che rimarca come sia fondamentale, per lo stesso ateneo, realizzare iniziative in città, con un numero «cresciuto a dismisura negli ultimi tempi. Lo facciamo con piacere – sottolinea Zimbone – perché credo che si stia sviluppando un unicum in quanto riusciamo ad organizzare eventi in tempo reale. Qui si ravvisa una collaborazione nel verso senso della parola, che facilita il superamento di alcuni ostacoli». 

 

Particolarmente soddisfatto il dirigente dell’ufficio VI Area territoriale di Reggio Calabria, Maurizio Piscitelli, il quale, ricordando il debito di gratitudine che deve essere riconosciuto ai carabinieri «che hanno gestito l’operazione da cui ha preso le mosse il progetto», ammette come l’idea sia nata da una conversazione casuale avuta con il questore di Reggio Calabria, Vallone. «C’è una parola che nel progetto ricorre spesso, ed è rispetto. Una parola che in Calabria può assumere un significato particolare. Ma rispettare significa guardare indietro, interrompere la nostra corsa, fermarci e riflettere». Il consiglio agli alunni è chiaro: «Prima di precipitarsi, occorre sempre mettere a fuoco prima la situazione». Il dirigente ha poi illustrato la sostanza del progetto coordinato dalla dirigente scolastica Anna Maria Cama: «Sono due percorsi: uno formativo dedicato alle scuole e basato sulle regole elementari di convivenza civile. E poi un concorso per gli studenti dal titolo “Adotta un fatto”, ideato sempre dal questore”». Il comandante provinciale dell’Arma, Giuseppe Battaglia, pone in luce un aspetto molto interessante: «Noi – spiega – siamo intervenuti su due fronti, da una parte sulla vicenda riguardante il fatto, dall’altra su quella concernente la negativa reazione del web, dove in tanti hanno insultato e minacciato la persona che aveva fatto l’intervento. Non bisogna passare a maniere irrispettose, ma mantenere sempre l’equilibrio. E quale migliore occasione della scuola». 

 

A porre l’accento sull’importanza di formare i futuri insegnanti è il direttore del Dipartimento Digies della Mediterranea, Massimiliano Ferrara, il quale riconosce all’università un «grande ruolo di formazione dei nostri ragazzi. Chi ha avuto l’intuizione di puntare su Scienze della formazione, ci ha visto giusto», chiosa Ferrara. 

In conclusione è il turno del questore, Maurizio Vallone, il quale sottolinea che «la tortura e la morte di un gatto forse non avrebbero avuto alcuna enfasi mediatica se l’episodio non fosse accaduto in un luogo protetto come la scuola e se non ci fosse stato qualcuno a riprendere il tutto. Non era tanto importante che fosse avvenuto ad un gatto – chiarisce il questore – ma che qualcuno avesse ripreso la situazione mandando le immagini in un circuito. Da diversi anni assistiamo ad atti di bullismo nelle scuole, con vittime pure ragazzine ritratte in scene sexy, a volte solo per voyeurismo. C’è una mancata comprensione del disvalore che arriva sino alla violenza nei confronti della persona più debole. Se riusciamo ad insegnare ad avere più rispetto, faremo un passo in avanti. La scuola non è solo imparare il latino, ma soprattutto imparare ad essere buoni cittadini, rispettare le leggi e il prossimo». 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
Lacnews24.it
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