Mosaici per coprire le buche, le strade diventano opere d’arte - FOTO

Anche le vie della caratteristica comunità di San Demetrio Corone ora parlano arbëreshë grazie alla singolare iniziativa dell’amministrazione comunale: «Abbiamo fatto di un problema una scommessa di bellezza»

di M. S.
giovedì 31 maggio 2018
11:34
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«I problemi che diventano scommesse di bellezze». Così Sonia Gradilone, assessore del comune di San Demetrio Corone, piccola comunità Arbëreshë in provincia di Cosenza spiega la singolare iniziativa che ha adottato l’amministrazione. Una stagione invernale rigida e piovosa che lascia le sue ferite anche sulle strade della cittadina che il Comune decide di riparare ma «ricordandole».


È così con materiali e marmi di risulta di lavorazioni le buche sono state riparate dando vita a caratteristici mosaici che – afferma l’assessore - «hanno la funzione di essere un segno di riconoscimento della nostra comunità». I mosaici, inaugurati alla presenza del sindaco Salvatore Lamirata, raffigurano particolari architettonici e artistici già presenti in città, come la basilica normanno bizantina di Sant'Adriano. «Nelle nostre chiese i mosaici raccontavano e raccontano la storia – dichiara ancora l’assessore - e noi oggi abbiamo voluto che anche le strade "parlassero". Abbiamo voluto far parlare la vita di ogni giorno, nella nostra lingua, con i nostri suoni, con la nostra immaginazione. Chi viene a San Demetrio deve "sentirci" anche semplicemente percorrendo le nostre strade, qui parlano i nostri muri, parlano le facciate delle chiese, da oggi parlano anche le strade. Dobbiamo e vogliamo gridare la nostra cultura, seconda a nessuno. Ecco - continua  ancora Gradilone - vogliamo raccontare questo "arredando" le nostre buche».


Per i lavori i costi sono stati ridotti, meno di mille euro il prezzo complessivo. Utilizzati materiali di risulta e l’eccezionale maestria di artigiani e professionisti: i disegni dell’architetto Demetrio Loricchio e la manualità artistica di Vincenzo Canadè. «A noi non interessava la banalità, ma la cultura del nostro lavoro, ora anche le strade parlano arbereshe. Continueremo a farlo».

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