La promessa della danza calabrese saluta la sua terra: lo aspetta la Scala

Samuele Taccone, 13 anni, sarà il protagonista dello spettacolo allestito dalla scuola di Antonella Ferraro, in programma sabato a Vibo Marina. Un’esibizione che precede il suo trasferimento a Milano

di Monica La Torre
giovedì 20 giugno 2019
14:58
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Sabato sera, a Vibo Marina, ci sarà da commuoversi. E non saranno solo gli appassionati di danza a versare qualche lacrima, in occasione del saggio di fine anno della scuola di Antonella Ferraro “Danzando sotto le stelle” (ore 20.30, piazza Satriani). Tutti gli appassionati di storie belle e talenti nascosti, avranno di che raccontare, se saranno presenti all’evento. In quell’occasione difatti Samuele Taccone da Santa Domenica di Ricadi, classe 2006, golden boy della danza regionale, 13enne favoloso ammesso prima al Teatro dell’Opera di Roma, poi al San Carlo di Napoli, ed oggi in procinto di abbandonare la sua scuola vibonese in seguito all’ammissione alla Scala di Milano (partenza annunciata: settembre 2019), sarà il protagonista  dello spettacolo che Progetto Danza, la sua culla artistica, ha ideato per permettergli il saluto alla città che ne ha visto fiorire il talento. 


Tutti in piazza per Samuele

L’appuntamento con lui, e con gli altri ragazzi e le altre ragazze della scuola di Vibo Valentia Marina si concretizzerà in un omaggio alla danza in generale: un saggio che, a differenza degli anni passati, tutti incentrati su un tema specifico, non avrà leit motive, ma una struttura libera, aperta alle contaminazioni. Ad anticipare qualcosa, proprio la Ferraro. «Danzando con le stelle è un saggio di fine anno – specifica la direttrice artistica ed insegnante del vibonese -. Ma vuole essere soprattutto uno spettacolo dedicato a tutti gli stili della danza, ispirato all'apertura che è alla base della mia filosofia».
Spazio quindi all’hip hop, alla classica, alla moderna, al latino americano, all’acrobatica, alla danza aerea, alla break dance, al passo a due e a coreografie che vedranno protagonisti tutti gli allievi, dai neofiti ai più esperti. E soprattutto a Samuele, che sarà presente in scena con 16 coreografie e si appresta a salutare la sua piazza, la sua maestra, i suoi compagni di corso e la sua sbarra proprio in questa occasione.

 

Anni di danza

“Negli anni ho formato begli elementi - specifica la Ferraro, nell’anticipare i tratti salienti dello spettacolo coreutico che chiuderà un anno denso ed importante - . Ho avviato i miei allievi a competizioni nazionali, li ho fatti dialogare con nomi di rilievo assoluto del panorama italiano ed europeo. In sala, nelle stagioni passate, abbiamo avuto nomi importanti, da Kledi Kadiu a Steve Lachance, passando per Rossella Brescia. Però devo dire che Samuele è un talento particolare. Me lo sono cresciuto per 6 anni, ricordo quando la mamma mi chiamò per dirmi che aveva questo ragazzo che non riusciva a star fermo un attimo, che ballava in continuazione e che non trovava soddisfazione nelle altre discipline, che sembrava nato per danzare– racconta -. Quando incontri un bambino, un talento così, la sua formazione diventa di stimolo anche per i compagni, perché ricordiamolo: la danza è competizione, positiva e formativa, ma pur sempre competizione, ed un simile esempio spinge tutti a far meglio».


Scuola di vita

«Ho sempre dato spazio ai ragazzi, di entrambi i sessi - insiste la Ferraro -. La danza è uno sport splendido anche per i maschi, e devo dire che la televisione, il diffondersi di programmi sulla danza, sulle arti sceniche, ha contribuito a diffondere l’interesse verso queste discipline. Ma come si parla a giovani artisti che sognano il successo? «Dopo tanti anni, un insegnante capisce subito la predisposizione, il talento. Oggi – racconta Antonella - ai mei ragazzi dico che qui posso aiutarli a formarsi, a capire tante cose: ma al tempo stesso, devono rendersi conto che se si vuole emergere, bisogna partire, bisogna lasciare questa terra, fare sacrifici. Anche per questo, sabato sera Samuele si esibirà in una coreografia ispirata alla canzone di Ermal Meta “Amara terra mia”, ispirata proprio alla necessità di partire per realizzare i propri sogni».


Il giovane favoloso

Certo è che per un tredicenne di Ricadi, la cui famiglia, normalissima, deve fare grandi sacrifici per permettere al giovane ballerino di allenarsi tutti i giorni a 40 chilometri di distanza, proprio di sogno (e di sogno grande!) si tratta: anche perché è arcinoto che l’ammissione alla Scala avviene dopo aver superato esami medici, visite specialistiche e provini severissimi, estremamente selettivi. Ma qui di talento ne abbiamo da vendere. La domanda è: che coraggio deve avere un ragazzino per lasciarsi alle spalle la mamma, il papà, gli amici, la maestra? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui, che nel frattempo aveva raggiunto al sua maestra a scuola. «Io paura, certo, ma ho anche degli idoli – ha risposto serio -. Penso a Roberto Bolle, ad Angelo Greco. E voglio davvero fare il ballerino», ha dichiarato.


Fame di palcoscenico

«Samuele ha fame di danza – conferma l’insegnante -. E se mandarlo via così presto è una sofferenza sia per lui che per noi che lo abbiamo cresciuto, e che potremmo trarre solo lustro dal conservare un simile talento in sala, se lo amiamo dobbiamo spingerlo verso la sua strada, non essere egoisti. Non trattenerlo».
E così, alla vigilia della nuova avventura, il saluto tra Samuel e la maestra Antonella sarà un duetto, un ballo a due, voluto fortissimamente dal ragazzo, che chiuderà la fase formativa del loro splendido rapporto. «Ci sarà spazio, in futuro, per tornare a ballare o a lavorare insieme, se lui lo vorrà. L’importante è che capisca che l’unica cosa che conta, sia essere felici. E se vuole tornare, potrà farlo in qualsiasi momento. Qui, lui lo sa bene, troverà sempre la porta aperta».

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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