Reggio onora la sua Santa Patrona: «Ci protegga dalla xenofobia»

VIDEO | In migliaia per la tradizionale processione della Madonna della Consolazione. L'appello dell'arcivescovo metropolita Fiorini Morosini: «Non diffondiamo tra di noi odio e razzismo. Questo orribile sentimento non ci appartiene né come italiani né come calabresi»

di Angela  Panzera
sabato 8 settembre 2018
14:26
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“Ora e sempre viva Maria”. È questo il grido che anima i portatori della Vara durante la processione della Madonna della Consolazione che si è svolta stamani a Reggio Calabria. La Sacra effigie, dalla basilica dell’Eremo, ha attraversato il cuore della città per poi giungere in Cattedrale, dove resterà fino all’ultima domenica di novembre, ossia la “presentazione della Beata Vergine Maria”. Una vera festa per Reggio Calabria che con fede e devozione celebra la sua Santa Patrona. Un momento fondamentale per la comunità reggina ma non solo. Impressionante la folla, composta da centinaia di fedeli giunti da tutta la Calabria ma anche dalla Sicilia, che accompagna la sacra effigie, portata a spalla nella sontuosa cornice da circa 110 uomini.

 

La protezione della città

In questo commovente pellegrinaggio, si rivivono i momenti più significativi della storia del popolo reggino, specie quelli meno felici come il terremoto, carestie, invasioni, tumulti, malattie e guerre, durante i quali la Vergine Maria ha svolto un ruolo così premuroso e provvidenziale che il popolo reggino l’ha voluta eleggere sua Patrona e Protettrice. Non è un caso infatti quanto recita un detto storico cittadino: «Cu terremoti, cu guerra e cu paci sta festa si fici e sta festa si faci».

 

La prima processione

La prima processione del quadro della Madonna della Consolazione è datata 1636, un culto che resta sempre vivo e caposaldo per il popolo. Il dipinto, che oggi viene portato in processione, è opera del reggino Nicolò Andrea Capriolo, che lo realizzò nel 1547. Nel 1532, infatti, i frati Cappuccini si trasferirono presso l'attuale Basilica dell'Eremo, dove al tempo sorgeva una piccola cappella dedicata proprio alla Madonna della Consolazione, con all'interno una effigie di piccole dimensioni della Vergine. Fu il nobile Camillo Diano, vista la realizzazione di una nuova chiesa del Convento, a commissionare al Capriolo la realizzazione di un nuovo quadro, di dimensioni maggiori, con raffigurati anche san Francesco e sant'Antonio.

 

Una devozione consolidata

La devozione dei reggini verso la Madonna della Consolazione si consolida a metà del Cinquecento. Nel 1567-1577, infatti, una tremenda pestilenza flagellò la città. Si racconta che al frate cappuccino Antonino Tripodi, in preghiera devota di fronte al quadro, apparve proprio la Madonna che annunciava la fine dell'epidemia. Ne seguì un pellegrinaggio collettivo del popolo reggino, che si recò in massa alla Basilica dell'Eremo per ringraziare la venere Maria. Seguirono poi altri eventi tragici che rafforzarono la devozione e il legame dei cittadini di Reggio verso la Madonna della Consolazione e la Sacra Effigie. Il terremoto che nel 1693 colpì la Sicilia, e risparmiò Reggio Calabria aumentò ancora di più il legame della cittadinanza con il culto di Maria. In segno di ringraziamento, il popolo reggino portò ancora una volta in processione l'Effigie, cui vennero aggiunte una cornice in argento donata proprio dai cittadini, due corone in argento donate dall'Amministrazione, e un velo di raso color amaranto, che è il colore della città reggina.

L’appello dell’arcivescovo Fiorini Morosini

Toccante il discorso pronunciato dall’arcivescovo metropolita, monsignor Fiorini Morosini il quale nel momento della “Consegna” del quadro alla città e all’amministrazione comunale ha lanciato un appello ai fedeli dell’intera Calabria: «Mentre ora ci lasciamo incontrare dallo sguardo tenero e amorevole di Maria, desidero in suo nome, come elementi di fede, la fraternità universale e l’impegno di saperci accogliere fra di noi. Supplicando la Vergine Consolatrice di non far giungere anche tra di noi - ha aggiunto Morosini -  come sta accadendo in altre parte d’ Italia e d’Europa il vento della xenofobia, terribile parola che significa odio contro lo straniero e il diverso da noi. Questo orribile sentimento non ci appartiene né come italiani né come calabresi. Lo stesso Gesù ha detto “ero straniero e mi avete accolto, ero nudo e mi avete vestito”. Con voi io ringrazio la Caritas diocesana e tutte le altre associazioni di volontariato - ha continuato l’arcivescovo - che hanno collaborato con abnegazione per accogliere questi fratelli sfortunati. Ringrazio inoltre, le autorità civili e le forze dell’ordine per il delicato e prezioso servizio di accoglienza di quanti sono sbarcati sulle nostre coste e sul nostro porto. Nessun errore può giustificare l’andata di xenofobia che sta invadendo l’animo di tanti italiani ed europei. Non lasciamoci quindi suggestionare da subdoli ragionamenti semplicistici, non lasciamoci prendere da eccessive paure, usiamo di più la ragione - ha gridato con forza monsignor Fiorini Morosini - usiamo la fede e la morale cristiana; la xenofobia non è né ragionevole né cristiana. Non lasciamoci ingannare da chi vuole giustificare questa vergognosa caccia allo straniero come impegno a salvaguardare i valori cristiani perché non è vero. Non è cosi. È una menzogna diabolica».   

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