Trattato Italia-Emirati per l'estradizione, cala un gelido silenzio alla Camera. Tutto slitta a lunedì

La situazione riguarda anche l'ex parlamentare di FI, Amedeo Matacena, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 6 agosto sarà l'occasione per recuperare terreno e rispettare le promesse da parte delle forze politiche di Governo

di Consolato Minniti
venerdì 3 agosto 2018
19:58
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I latitanti che hanno scelto Dubai come meta della loro permanenza in barba alla Giustizia dovranno attendere ancora tre giorni per capire quale sarà il loro destino. La tanto attesa ratifica del trattato di estradizione fra l’Italia e gli Emirati arabi uniti – dove attualmente risiede l’ex deputato Amedeo Matacena – potrebbe avvenire il prossimo 6 agosto, giorno nel quale è stata stabilita la prosecuzione della discussione alla Camera. Anche se, a dirla tutta, oggi, si è discusso ben poco, essendo calato un gelido silenzio fra tutti i parlamentari, a dispetto delle temperature torride del periodo.

Cosa prevede il Trattato

Solo la deputata Marta Grande, presidente della III commissione, ha chiesto di poter depositare l’intervento. E nella sua relazione ha posto in evidenza quanto importanti siano i rapporti di cooperazione, anche in ambito giudiziario, fra Italia ed EAU, riportando dettagliatamente le ipotesi di estradizione e quelle di rifiuto obbligatorio o facoltativo, che sono però residuali. Nel trattato è prevista anche una mutua assistenza giudiziaria in materia penale. «La latitudine degli intenti perseguiti con il Trattato – si legge nella relazione – è esplicitata nelle norme generali, laddove è previsto che le Parti s'impegnano a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in molteplici settori, quali - tra l'altro — la ricerca e l'identificazione di persone, la notificazione di atti e documenti, la citazione dei soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti penali, l'acquisizione e la trasmissione di atti, documenti ed elementi di prova, informazioni relative a conti presso istituti bancari e finanziari, l'assunzione di testimonianze o di dichiarazioni (compresi gli interrogatori di indagati e di imputati), lo svolgimento e la trasmissione di perizie, l'effettuazione di attività di indagine, l'esecuzione di perquisizioni e sequestri, il sequestro, il pignoramento e la confisca dei proventi del reato e delle cose pertinenti al reato». Sono inoltre previsti lo «scambio d'informazioni su procedimenti penali e condanne di cittadini nonché — su un piano generale qualsiasi altra forma di assistenza che non sia in contrasto con la legislazione dello Stato richiesto. È inoltre espressamente previsto che l'assistenza possa essere accordata anche in relazione a reati tributari e fiscali».

 

La “non discussione”

Per quanto riguarda il rappresentante del Governo, invece, si è riservato di intervenire successivamente. Ma la circostanza che più fa riflettere è che nessuno – e dicasi nessuno – dei presenti in aula si è iscritto a parlare. Evidentemente le ipotesi sono due: o questa storia interessa davvero pochi oppure nessuno dei deputati presenti oggi alla Camera ha avvertito l’esigenza di esprimere parole nette e chiare su questo disegno di legge che permette il rimpatrio di numerosi soggetti che hanno commesso anche gravi reati e che devono scontare condanne di un certo peso. Fra loro, come detto, Amedeo Matacena jr, l’ex parlamentare di Forza Italia condannato a 3 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Pur lasciando aperto uno spazio per la prossima seduta del 6 agosto, ci chiediamo, dove siano finiti tutti quei parlamentari – soprattutto calabresi – che hanno fatto della legalità il loro cavallo di battaglia? Dove sono coloro che avevano giurato di non darla vinta ai criminali? Possibile che non abbiano da dire neppure una parola su un trattato così delicato? Sta di fatto che, non essendovi alcun parlamentare iscritto a parlare, la discussione sulle linee generali è stata chiusa ed il dibattito è stato rinviato al 6 agosto. Insomma, per dirla con un linguaggio caro agli informatici, la situazione è la seguente: attendere, prego! Non resta che sperare che fra tre giorni tutti quelli che oggi hanno preferito non dire una parola, passino direttamente ai fatti.

L’occasione del M5S

Sarà una bella occasione per tutti i parlamentari del M5S di dimostrare in maniera tangibile di tenere fede ai loro impegni nel solco del rispetto della legge e della lotta ad ogni tipo di criminalità. Votare in maniera compatta e fare in modo che il Trattato possa approdare in Senato con la forza di un voto robusto è aspetto non secondario.

La promessa di Salvini

Quanto alla Lega, non sfugge come proprio il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nel giorno della sua visita a Reggio Calabria, disse apertamente di volere interessare il ministro della Giustizia, al fine di velocizzare le procedure. Anche la Lega, dunque, avrà l’occasione per dimostrare che le promesse del suo leader corrispondono a verità.

Ancora tre giorni, insomma, e si potrebbe avere un primo fondamentale step per il rimpatrio di Amedeo Matacena e la fine di una vicenda giudiziaria – quella del concorso esterno – già chiusa da un pezzo nelle aule di tribunale. Rimanendo aperta, invece, quella che scaturisce dall’inchiesta “Breakfast” e che, forse, preoccupa più di tutto l’ex parlamentare forzista.

 

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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