Bufera sulla giustizia calabrese: indagati 15 magistrati dalla Procura di Salerno

VIDEO | La notizia riportata questa mattina dal Fatto Quotidiano. Le carte scottanti arriverebbero direttamente dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. A finire sotto inchiesta sarebbero magistrati requirenti e giudicanti di livello apicale degli uffici di Catanzaro, Cosenza e Crotone. Tra questi Mario Spagnuolo, Vincenzo Luberto ed Eugenio Facciolla

di Redazione
17 gennaio 2019
08:30
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La Procura di Salerno
La Procura di Salerno

La notizia lanciata questa mattina dalle colonne del Fatto quotidiano è di quelle destinate a lasciare il segno, anche se va presa con tutte le cautele del caso vista la complessità delle vicende narrate ed i soggetti coinvolti: 15 magistrati calabresi sarebbero iscritti sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Salerno con le accuse, a vario titolo, di favoreggiamento aggravato, corruzione in atti giudiziari e corruzione. Le carte scottanti arriverebbero direttamente dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha trasmesso il fascicolo ai colleghi campani per competenza. A finire sotto inchiesta, riporta l’articolo a firma di Antonella Mascali, sono magistrati requirenti e giudicanti di livello apicale degli uffici di Catanzaro, Cosenza e Crotone.

 

Secondo le informazioni in possesso del Fatto, fra gli inquisiti ci sarebbe anche il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo, che risponderebbe di corruzione e corruzione in atti giudiziari. L’episodio, risalente al 2016, riguarderebbe «l’indagato Giuseppe Tursi Prato in cambio del suo silenzio sul fratello: Tursi Prato, noto ex consigliere regionale socialdemocratico ed ex presidente dell’asp di Cosenza - scrive il Fatto - avrebbe favorito in precedenza Ippolito Spagnuolo per il suo trasferimento dal reparto di psichiatria dell’asl di Cosenza al servizio territoriale».

 

Da quel che emerge, però, sarebbe coinvolto anche l’ufficio della Procura della Repubblica di Catanzaro. Nel mirino della Procura salernitana, infatti, ci sarebbe anche il procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto. Per lui l’ipotesi, sempre tutta da verificare come riportato dal Fatto, sarebbe quella di rivelazione di segreto d’ufficio e abuso d’ufficio. Il primo reato ipotizzato riguarderebbe delle notizie riguardanti un’operazione di polizia che «Luberto - scrive il Fatto - avrebbe rivelato all’ex vicepresidente della Calabria, Nicola Adamo (Pd) che si trovava in compagnia di Giuseppe Tursi Prato». Per quanto riguarda l’abuso d’ufficio, invece, il fatto sarebbe risalente ad un arresto per mafia effettuato nel 2016.

 

Ma non finisce qui. Perché, sempre stando al resoconto del Fatto, ci sarebbe un fascicolo riguardante anche il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, che risponderebbe di abuso d’ufficio. Facciolla sarebbe stato chiamato in causa dal maresciallo Carmine Greco, comandante della Forestale di Cava di Melis, ed arrestato il 7 luglio scorso dalla Procura di Catanzaro con accuse piuttosto pesanti. Stando a quanto appurato dal quotidiano, Greco avrebbe «manipolato degli atti d’indagine con il presunto avallo del procuratore Facciolla».

Il “duello” Lupacchini-Gratteri

Il Fatto quotidiano, inoltre, riporta di uno scontro fra il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, ed il procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri. Il primo avrebbe contestato al secondo di «non rispettare le regole di coordinamento con gli altri uffici giudiziari - riporta il quotidiano - e di aver fatto il furbo non inviando, come prevede il codice, elementi di indagine alla Procura di Salerno su magistrati calabresi non appena sono emersi spunti». Il Fatto racconta anche di una audizione al Csm da parte di entrambi nel mese di luglio in cui sarebbero volate delle bordate. Ci sono anche dei virgolettati: «Tutti sono farabutti all’infuori di lui - avrebbe detto Lupacchini riferendosi a Gratteri - nessuno capisce nulla, perché il verbo giuridico è lui a possederlo». Ma il giorno dopo è lo stesso Gratteri a parlare: «Mi si dice che io furbescamente non ho trasmesso gli atti a Salerno. Di me accetto tutte le critiche del mondo - avrebbe riferito Gratteri al Csm - che sono ignorante ecc. ma sull’onestà no».

 

La parola passa ora alla Procura di Salerno che avrà il delicatissimo compito di vagliare il contenuto del fascicolo trasmesso da Gratteri ed appurare se le ipotesi contenute abbiano un qualche fondamento tale da poter condurre ad ulteriori sviluppi.

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