L'ex quartier generale di Paolo Romeo «incendiato per occultare delle prove»

Gotha, il pentito Chindemi rivela un retroscena sul rogo che distrusse il circolo Posidonia. «Fu Cartisano “Naos” ad appiccare le fiamme, c’era materiale cartaceo che lo Stato non doveva acquisire»

di Consolato Minniti
16 ottobre 2019
13:26
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«L’incendio dell’ex ristorante Fata Morgana fu appiccato da Carmelo Cartisano “Naos”. Lo vide mio fratello Pasquale tramite le telecamere del bar “Snoopy”. Il motivo? Mi disse che dentro c’era del materiale cartaceo che doveva andare bruciato e che lo Stato non doveva acquisire».


È il pentito Mario Chindemi a deporre al processo “Gotha”. Il collaboratore di giustizia, che ha saltato il fosso iniziando a parlare con i magistrati pochi mesi addietro, ha raccontato un episodio piuttosto eloquente che concerne quello che fu l’ex quartiere generale dell’avvocato Paolo Romeo e del suo circolo “Posidonia”. Il rogo, avvenuto nell’ottobre di due anni fa, distrusse praticamente tutto ciò che vi era all’interno. Le fiamme divorarono tutto quanto. Oggi, il collaboratore di giustizia narra che quello fu un atto volto a distruggere eventuali prove cartacee.
Il pentito ha anche narrato come, all’interno delle cosche di Gallico, vi fossero delle frizioni interne relative alla spartizione dei soldi presi per i lavori sull’autostrada. 

La figura di Paolo Romeo

Secondo il collaboratore, l’avvocato Paolo Romeo, oggi imputato nel processo “Gotha” ed accusato di essere al vertice della cupola massonico-mafiosa reggina, «è un personaggio massonico che aveva molta presa su Gallico». Il pentito rivela addirittura che Romeo, nel tempo, avrebbe acquisito informazioni negli uffici del Comune di Reggio Calabria, relativamente alle ditte incaricate di effettuare i lavori su Gallico, per poi passare tali informazioni a Cartisano. Il successivo passaggio delle cosche era quello di far entrare le ditte loro all’interno dei lavori o di chiedere il 5% dell’introito. «Romeo – ha sintetizzato Chindemi – dava informazioni preventive che poi altri gestivano».


Il fratello di Chindemi, Pasquale, ucciso nel 2018 a Gallico, non aveva una buona opinione dell’avvocato Antonio Marra. A giudizio del fratello del collaboratore, il legale faceva «un “leva e porta” fra Stato ed esponenti della ‘ndrangheta. Per questo non si fidava di lui. Lo evitava quando lo incontrava. Mio fratello, invece, era molto soddisfatto dell’operato dell’avvocato Romeo, mi aveva raccontato che questi era molto vicino ai De Stefano».

La voglia di vendetta

Chindemi ha poi parlato del momento immediatamente successivo all’omicidio del fratello Pasquale. «Sul territorio di Gallico non cambia nulla, ma noi volevamo vendicare Pasquale. Paolo si è preso molta responsabilità con l’obiettivo di vendicare mio fratello».

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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