Sbarco di migranti a Sellia, arrestati due scafisti ucraini

La squadra mobile ha identificato i due soggetti a Catanzaro Lido. I 75 pakistani hanno pagato 5mila euro ciascuno per il viaggio

di Redazione
3 ottobre 2019
18:56
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Subito dopo lo sbarco dei 75 cittadini stranieri extracomunitari, avvenuto durante la notte del 2 ottobre a Sellia Marina, sulla costa ionica catanzarese, sono scattate immediate le indagini e soprattutto le ricerche delle imbarcazioni e dei scafisti. Due persone sono state notate a Catanzaro Lido e in seguito ad una perquisizione personale sono state trovate in possesso di due zaini contenenti alcuni indumenti ancora bagnati, un paio di scarpe ancora intrise di sabbia, un paio di pinne nonché tre bandiere di cortesia per imbarcazioni, una di nazionalità turca, una di nazionalità americana e un’altra di nazionalità greca. Trovati anche un tablet e tre cellulari.

 

Le due persone, identificate dal passaporto, sono state accompagnate negli uffici della Squadra Mobile poiché sospettate di aver avuto un ruolo attivo nello sbarco come conduttori dell’imbarcazione. Le dichiarazioni concordanti rese da alcuni migranti e i filmati registrati da alcuni loro con i propri cellulari durante la traversata, hanno confermato i sospetti in relazione alla responsabilità dei due soggetti fermati dalla volante in ordine al loro coinvolgimento come scafisti dell’imbarcazione con cui è avvenuto lo sbarco.

 

Le informazioni acquisite dagli stranieri hanno consentito di accertare che tutti i soggetti sbarcati erano partiti da un porto in Turchia nei pressi di Istanbul in data 25 settembre e che per il viaggio, avvenuto senza soste, avevano pagato circa 5mila euro a testa consegnati da propri familiari o amici a terzi intermediari in Pakistan. Gli stranieri, tutti di nazionalità pakistana, durante tutto il viaggio sono rimasti stipati sotto coperta in condizioni di evidente precarietà. I due fermati, pertanto, identificati per K.D. anni 39 e C.E. anni 19, entrambi ucraini, sono stati posti in stato di fermo e condotti in carcere a disposizione della Procura della Repubblica di Catanzaro.

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