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Cronaca

Anziani e invalidi derubati dei risparmi con la complicità dei dipendenti delle Poste

Ventinove complessivamente gli arresti. Tra loro anche due direttori di uffici che ricevevano denaro in cambio dell'appoggio alla bande criminali. Quarantacinque i risparmiatori colpiti

di Redazione
mercoledì 16 maggio 2018
11:04
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È scattata questa mattina, al termine di una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, un’operazione dei militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, coadiuvati da personale dei Comandi Provinciali di Roma, Napoli, Torino, Como e Vibo Valentia, che ha portato ad un’ordinanza di custodia cautelare, nei confronti di 29 indagati (LEGGI I NOMI), ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al furto, furto in abitazione, ricettazione e riciclaggio, nonché peculato, simulazione di reato, calunnia, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità materiale commessa dal privato, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento.

Le indagini

Il provvedimento scaturisce da un’articolata e prolungata attività investigativa dalla Compagnia Carabinieri di Villa San Giovanni, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, avviata nel mese di marzo 2014 a seguito di un evento delittuoso perpetrato a danno di un ottantenne, dimorante da solo nelle campagne di Samo, nel Reggino. Quest’ultimo, nei mesi di febbraio 2014, è stato avvicinato e circuito da tale Filomena Carmela Bentivoglio, classe 1940, che, aiutata dal figlio Antonio Raschella, classe 1960, si impossessava di danaro, monili, titoli postali appartenenti all’anziano, per un valore complessivo stimato in quasi 500.000 euro.

Il dipendente infedele

La refurtiva, ed in specie i buoni fruttiferi postali del valore complessivo di altri 400.000 euro e il libretto postale contenente 51.000 euro, tutti intestati alla vittima, venivano affidati a Andrea Commisso e Corrado Femia per le successive operazioni di riciclaggio. Quest’ultimi, si rivolgevano a Antonio Francesco Felicetti, dipendente di un ufficio postale di Reggio Calabria, che, in cambio del 20% dell’indebito introito, si rendeva disponibile ad effettuare svariate operazioni di sportello illecite, per consentire il riciclaggio dei titoli sottratti, funzionale ad incassare indebitamente il controvalore in denaro.

Due gruppi criminali

I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire l’esistenza e l’operatività di due distinte organizzazioni criminali operanti principalmente nel territorio reggino, in grado di sviluppare e sostenere un poderoso meccanismo che ha permesso di riciclare denaro illecito per decine di milioni di euro. Fra i destinatari della misura cautelare odierna, 14 di essi sono accusati del reato associativo, poiché ritenuti partecipi di due distinti gruppi, il primo composto da Domenico Commisso, Andrea Commisso, Corrado Femia, Francesco Cincinnato, Carmela Filomena Bentivoglio, Antonio Raschellà, Raschillà Teodoro Rocco e Domenico Favasuli, il secondo da Bruno Gerardo Siciliano, Oppedisano Francesco, Mollica Paolo, Favasuli Angela, Parisi Caterina e Parisi Paola.

Il modus operandi

In particolare, le attività tecniche hanno permesso di delineare compiutamente il modus operandi – assolutamente sovrapponibile – delle due associazioni, autonome e organizzate per appropriarsi illecitamente di buoni fruttiferi postali, libretti postali e carte libretto, sottraendole a persone anziane o gravate da patologie invalidanti residenti per lo più nella fascia jonica della provincia reggina oppure all’estero, per poi “ripulire” i titoli, “macchiati” poiché provento di attività illecita, incassandone il controvalore. Da una lato, infatti, sono ricostruiti i passaggi con i quali le vittime dei reati vengono avvicinate dai sodali che ne conquistano la fiducia fino al punto di ottenere, con una banale scusa, i loro documenti d’identità, e dall’altro lato sono rappresentate le fasi in cui le stesse vittime vengono allontanate dalle rispettive abitazioni mentre gli associati si appropriano di valori contanti, preziosi, libretti e buoni fruttiferi postali.


Tale meccanismo ha trovato indispensabile fulcro nel concorso di alcuni dipendenti infedeli di Poste Italiane, direttori di uffici postali o operatori di sportello, che - accedendo al sistema informatico di Poste Italiane - hanno attestato falsamente, con impressionante spregiudicatezza e senza alcuna remora, la presenza del titolare e la paternità delle operazioni illecite (falsificando la firma e attribuendogli un diverso documento di riconoscimento) per portare all’incasso i buoni fruttiferi o per sottrarre le somme di denaro presenti sui libretti e sulle carte, in parte prelevate in contanti, in parte utilizzate per l’emissione di altri buoni fruttiferi e vaglia postali ed in parte trasferite su conti correnti, libretti postali e carte postepay nella disponibilità di correi, spesso intestate a terzi soggetti che ne risultavano totalmente all’oscuro.


In numerosi altri casi, inoltre, non si assisteva ad operazioni di riciclaggio di titoli rubati, bensì erano gli stessi operatori degli uffici postali a trasmettere ai loro complici i dati afferenti a buoni fruttiferi esistenti e nella disponibilità dei legittimi intestatari, spesso anziani o deceduti e residenti in regioni diverse dalla Calabria, in modo da consentire ai complici di “replicarli” - talvolta anche in modo grossolano - e porli all’incasso sempre con l’aiuto di operatori di sportello conniventi.

 

In questo senso, l’indagine ha anche compiutamente ricostruito i singoli trasferimenti delle somme di denaro oggetto degli illeciti contestati, attraverso meticolose attività di analisi delle tracce lasciate dagli operatori postali infedeli nelle operazioni di cambio dei titoli o di prelievo delle somme sui libretti di deposito. Tale ricostruzione è stata resa ancor più difficoltosa sia dai mirati processi di manipolazione e segmentazione programmati e messi in atto per mimetizzare le condotte delittuose e ostacolare l’individuazione della illecita provenienza dei valori, sia dalle successive decurtazioni, anche ben individuate nel quindici o venti per cento, necessarie al compenso del funzionario infedele. All’esito dell’articolata attività di riscontro, i Carabinieri di Villa San Giovanni hanno complessivamente documentato oltre 3.000 operazioni illecite in danno di 45 persone, nel corso delle quali sono stati riciclati 157 titoli rubati e 38 titoli contraffatti.

Il ruolo dei direttori delle poste

Nell’ambito delle due organizzazioni criminali spiccano, per il ruolo di promotore e capo in esse rivestito, Commisso Domenico per l’una, e Siciliano Bruno Gerardo, direttore degli uffici postali di Platì e Ciminà, per l’altra.


Con riferimento al gruppo facente capo a Commisso appare di assoluto rilievo la disponibilità di Anna Maria Napoli, direttore dell’ufficio postale di Africo, ritenuta responsabile di aver fraudolentemente ed indebitamente incassato una somma di denaro superiore a 600.000 euro, derivante dall’illecito scambio/rimborso di almeno 177 buoni fruttiferi postali risultati trafugati e/o contraffatti.
Analogamente, i riscontri documentali hanno dimostrato come il solo Siciliano, nell’esercizio delle sue funzioni, abbia fatto incassare illecitamente buoni fruttiferi per oltre 464.000 euro. Sia Siciliano che la Napoli, che hanno riciclato titoli postali per un valore complessivo di oltre un milione di euro, non esercitano più le funzioni, in quanto licenziati dall’azienda.

 

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