Massoneria deviata e 'ndrangheta per spartirsi il business rifiuti

Arriva a processo l’inchiesta Metauros con 10 imputati che a giorni compariranno davanti al gup di Reggio Calabria. Il processo deve fare luce sull’impasto di interessi che ruotavano intorno al termovalorizzatore di Gioia Tauro

di Redazione
lunedì 10 settembre 2018
12:41
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Il termovalorizzatore di Gioia Tauro
Il termovalorizzatore di Gioia Tauro

Il tanfo della spazzatura e quello della ‘ndrangheta si mischiano in un impasto di interessi concentrati nel termovalorizzatore di Gioia Tauro. Sono le risultanze del procedimento “Metauros”, che arriva in udienza preliminare a pochi mesi dalla chiusura delle indagini.

L’inchiesta “Metauros” ipotizza per la prima volta il forte interesse del clan Piromalli per il business legato al “ciclo dei rifiuti”. La Dda avrebbe accertato come la costruzione e la gestione dell’unico inceneritore presente in Calabria, in contrada Cicerna a Gioia Tauro, abbia risentito del continuo condizionamento del clan della città del porto.

Il 18 settembre prossimo, i 10 imputati compariranno davanti al gup di Reggio Calabria per l’inizio dell’udienza preliminare. Le due figure chiave su cui poggi l’inchiesta dalla Procura antimafia dello stretto sono quelle di Gioacchino Piromalli e l’avvocato Giuseppe Luppino.

Gli altri imputati sono i fratelli Giuseppe, Domenico e Paolo Pisano – longa manus di Piromalli nel termovalorizzatore – Saverio Fondacaro, Rocco La Valle (ex sindaco di Villa San Giovanni e imprenditore dei rifiuti), Ilenia Giuseppina Coco e Giuseppe Commisso detto “il mastro”.

Il pubblico ministero della Dda reggina Giulia Pantano potrebbe chiedere l’acquisizione, tra l’altro, delle ultime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro. Dichiarazioni nelle quali il medico gioiese, già condannato per mafia nel processo “Tempo”, ha parlato lungamente di Luppino e Gioacchino Piromalli.

 

Il professionista legato al clan

«Una volta la mese – racconta Fondacaro nel verbale dell’11 ottobre scorso - Albanese Ringo… veniva trasferito al carcere di Reggio Calabria e faceva i colloqui con i suoi familiari che portavano le ambasciate di Micu e Mommo Molè (boss ergastolani dell’omonima cosca ndr). Fu lui a dirmi che Luppino era il “ponte economico” dei Piromalli-Molè, avendo costituito credo in un paese dell’America Latina delle società e su dette società trasferiva i soldi dei Piromalli e dei Molè (perché all’epoca i rapporti tra le due ndrine ancora erano buoni). Che Luppino fosse uomo dei Piromalli me lo disse anche Pisano Salvatore (rosarnese conosciuto in carcere da Fondacaro ndr). Per altro Luigi Sorridenti, tempo prima, me lo presentò a casa sua (credo inizio anni 90-91) in occasione della candidatura di Luppino, come “uomo dei Piromalli” e la cui elezioni era voluta da Pino Piromalli detto Facciazza. I Piromalli portavano Luppino, mentre i Molè con Pietro Mesiani sostenevano Cento…».

Massoneria deviata

Fondacaro, però, parla soprattutto dei presunti rapporti tra settori della massoneria “deviata” e la ‘ndrangheta.

«Successivamente – afferma il pentito - andai con Sorridenti a casa di Luppino per discorrere di una riunione massonica nella locride che era proiezione della P2, presieduta da Giuseppe Strangi, suocero di Ninello Piromalli, figlio di Gioacchino classe 1934. Io e Luppino eravamo “massoni” e “massone” era Luigi Sorridenti. Preciso che io non appartenevo alla massoneria “deviata”. Io ero iscritto a Roma presso la Giustinianea, mentre loro facevano parte di una branca della P2 che si rifaceva al Gran Maestro Licio Gelli ovvero la loggia del “barone Placido”, in cui tempio si trova a Gioiosa Jonica e Siderno».

La 'ndrangheta e le logge segrete

«Nella massoneria c’era la ‘ndrangheta…Tramite Luppino – accusa Fondacaro - seppi che anche Gioacchino Piromalli detto l’avvocato era nella massoneria della locride ovvero la loggia del “barone Placido”. Questa loggia è segreta ma si rifà allo stesso Grande Oriente di tutti i massoni. Ne faceva parte anche don Stilo, deceduto. Incontrai Luppino e don Stilo all’hotel Excelsior a Roma per riunioni massoniche».
Don Giovanni Stilo era il parroco di Africo Nuovo arrestato nel 1984 per associazione mafiosa e prosciolto da ogni accusa dopo 11 anni. Ma le conferme dei collegamenti tra Luppino e massoneria, Fondacaro dice di averla avuto da altre fonti. «Luppino dovrebbe essere negli elenchi della loggia di Gioiosa Jonica – sottolinea il collaboratore – Solo il maestro venerabile Bisi può fornire l’elenco. Ma sono certo che Luppino ne faccia parte, ribadisco, abbiamo preso parte a riunione massoniche a Roma con gli zii Sorridenti».

 

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