Processione annullata a Cosoleto, il patatrac si poteva evitare

VIDEO | La verifica per tempo dei nominativi dei portatori sarebbe mancata ed è per questo dovuto intervenire il commissariato di polizia. Ecco cosa impone il decreto vescovile

di Agostino Pantano
domenica 18 agosto 2019
14:03
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La statua di San Rocco venerata a Cosoleto
La statua di San Rocco venerata a Cosoleto

Il decreto c’è, ma la prevenzione delle infiltrazioni mafiose voluta dal vescovo Francesco Milito sembra fallire.
A 48 ore dal blocco della processione di San Rocco ad Acquaro di Cosoleto, è netta la sensazione che si sia inceppato il meccanismo introdotto nel 2016 per verificare a tempo debito la moralità degli aspiranti portatori.
Parla chiaro la normativa che nella diocesi della Piana regina venne creata a seguito del clamore suscitato dall’inchino della statua della madonna davanti alla casa del boss di Oppido Mamertina.
I devoti che recano l’effige – si legge nel decreto - non possono essere persone con evidenti comportamenti delinquenziali o pubblicamente appartenenti ad associazioni mafiose.
Ci sarebbe da fare dunque una lunga verifica dei nominativi, precedente ad ogni corteo, tanto più che il decreto impone pure che i fedeli che portano devono seguire dei corsi di formazione.
Dunque sarebbe stato lo Stato e non la chiesa ad accorgersi che le norme vescovili stavano per farsi benedire, ma né il vescovo – che per ora non rilascia interviste – né il parroco don Giovanni Bruzzì che abbiamo provato a contattare, per ora, ci possono aiutare a saperne di più.

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Agostino Pantano
Giornalista
Agostino Pantano, giornalista professionista, 43 anni, vive a San Ferdinando. È stato corrispondente dei quotidiani Gazzetta del Sud e Il Domani della Calabria. Dal 2006 al 2010 ha diretto la redazione di Gioia Tauro di Calabria Ora. Con altri colleghi, usciti dal giornale per contestare la linea editoriale, ha fondato Il Corriere della Calabria, un periodico e un sito on line per cui ha lavorato come redattore. Ha collaborato con Le Cronache del Garantista e L’Unità. Ha diretto il mensile A Sinistra e la Web Tv Pianainforma.   Dal 2010 al luglio 2016 è stato al centro di un caso giudiziario tra i più gravi nella storia del giornalismo italiano: processato due volte per la sua inchiesta sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Taurianova, e in un caso per il reato di “ricettazione di notizie”, è stato assolto in entrambe le occasioni.   È componente del Consiglio nazionale dell’Unci (Unione nazionale cronisti italiani). È iscritto all’associazione “Articolo 21”. E’ laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla storia del V° Centro siderurgico di Gioia Tauro.
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