Il problema della Calabria è (anche) il giornalismo

Nella terra delle contraddizioni, la manipolazione delle notizie è un male da estirpare. L'impegno per raccontare questa terra in modo indipendente e autorevole

di Consolato Minniti
31 dicembre 2017
17:06
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Fake news è uno dei termini statisticamente più cliccati nell’anno che sta per terminare. Un dato significativo, che ci racconta due verità: i lettori sono sempre affamati di notizie e non sono più sprovveduti come un tempo.

Ci è capitato, scorrendo i social, di notare come anche professionisti di grande spessore si siano lasciati ingannare da fake news. È un problema, ma non il più grave. Quel che più preoccupa è quando il giornalista non inventa di sana pianta una notizia (essa sì, facilmente verificabile), ma quando la manipola. In Calabria, il rischio che ciò possa avvenire è decisamente alto. Non più che altrove, in termini percentuali. Ma assai più rischioso, in termini di danni alla collettività. Perché dobbiamo dirlo senza nasconderci: qui, il problema è anche il giornalismo. Il motivo? Magari fosse uno soltanto. In primis, una fragilità editoriale che raramente garantisce autonomia e indipendenza ai giornalisti. Poi vi sono cointeressenze (politiche, economiche o giudiziarie) che spesso percorrono canali sotterranei e allora scopriamo che si dà una notizia, titolando in maniera totalmente difforme da quella che è la realtà. Che un fatto viene raccontato in maniera esattamente opposta, anche quando pretenderebbe solo obiettività.

Il 2017 ci consegna un anno non brillante sotto questo aspetto. Di episodi simili, purtroppo, ne abbiamo visti e letti parecchi. Da qui l’impegno, anche per l’anno che verrà, di un’informazione che non pretende di essere migliore, ma semplicemente indipendente e autorevole. E si è autorevoli solo quando si racconta la verità. Qualunque essa sia. Auguri!

Consolato Minniti

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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