Valle dell’Esaro, spedizioni punitive a chi spacciava droga senza permesso

Dalle indagini della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro emerge l’utilizzo della violenza da parte del clan per mantenere il monopolio del narcotraffico

di Daniela  Amatruda
11 febbraio 2020
21:46
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«Tutti la testa stanno alzando... devo iniziare veramente a picchiare a tutti quanti, così si finisce questo schifo». “Alzare la testa” – vale a dire intromettersi nel traffico di droga sul territorio - non era consentito a nessuno, e i fratelli Presta sanno fare rispettare le regole.

Con la violenza e i pestaggi, come emerge da una conversazione captata dagli investigatori tra Roberto e Tonino Presta, che nella loro auto parlano di una spedizione punitiva affidata a Mario Sollazzo e Mauro Marsico. «Ma dove è andato»? chiede Tonino.

«A picchiare ad uno», risponde Roberto. «A chi devono picchiare»?. «Lui e Mauro. Gliel’ho detto..ad uno di fuori paese…che gli ha detto a suo cugino… chi te la sta dando questa cosa?...a vendere?...E gli ho detto…ora dovete andare a rompergli il muso, ora…gli ho detto, che se vengo pure io!...... e mi ha detto, e no, che andiamo solo io e lui … e glielo dite: a te chi ti dà il coso (riferito al permesso per la vendita) sono proprio curioso di capire chi è questo qua!»

Roberto Presta vuole assolutamente capire chi è la persona che senza il loro “permesso"  vende droga: «Adesso lo capiamo subito… a me non interessa…non mi frega proprio…ho fatto la galera….per queste cose…viene il primo “lordo”…mi viene a dire a me…a quelli altri …quall’altra “cosa lorda”…non lo so, lo chiamano “generale” loro …». 

 

Nelle carte dell’inchiesta “Valle dell’Esaro” diretta dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, emergono diversi particolari sul modus operandi dell’organizzazione criminale nei casi in cui bisognava “punire” chi interferiva con gli affari del gruppo. 

La punizione per gli "infedeli"

In un’altra conversazione Roberto Presta affronta con Lorenzo Arciuolo il problema di alcuni assuntori che non si riforniscono più da loro e di alcuni spacciatori che si riforniscono altrove. 

Emblematica è la parte della conversazione in cui Arciuolo si dichiara disposto ad andare a prelevare lo spacciatore "infedele" per portarlo al suo cospetto e punirlo severamente. 

«Hai capito cosa ha fatto "u luardu" (il vigliacco!) – spiega Arciuolo - ...non mi fu neanche aperto, perché io ho suonato alla porta ... ». «E quindi non mi ha aperto, ma te lo dico io, perché ha capito, lo sai perché, io sto sempre con Fabio, questo lo sai che dice, questi 'sono venuti a curiosare... ».

E Roberto Presta risponde: «Io adesso lo faccio picchiare lo stesso... e buonanotte». «Vai tranquillo se no lo sai che faccio, te lo vado a prendere io, e te lo portiamo noi se non c’è... ». Presta non sembra convinto: «Lorè... ».

«Come vuoi fare tu, andiamo a casa Robé... e l'andiamo a prendere».
Presta non nasconde la preoccupazione:«Si ma dopo questo qui se va alla caserma, anche a voi vi mette nei guai, invece questo qui si deve prendere camminando, camminando, come si vede si deve picchiare».  Davanti al diniego di Presta, Arciuolo ribadisce di essere sempre “a disposizione" del clan. 

 

Alcuni indagati rivelano una particolare “spavalderia criminale”. È il caso di Luigi Gioiello che, ricorda il gip, “possiede una pistola che non esita a tirar fuori in occasioni di qualche diverbio nel quale risulta coinvolto”: «No, no... gliel'ho cacciata proprio fuori, gliel'ho fatta vedere... gliel'ho messa alla testa... gli ho detto: "Lo vedi come ti bacia bella questa?... e se ti bacia questa non ce ne sono ripari…”…no ma.. si è messo a piangere, si è cacato nelle mutande... per telefono faceva Riccardino cuor di leone».   

La "politica criminale"

C’è da dire che i metodi violenti di Roberto Presta non erano del tutto condivisi dal fratello Tonino, più propenso ad utilizzare argomentazioni di “politica” criminale.

C’è infatti un episodio dal quale risulta come Tonino Presta, una volta appurato che uno spacciatore da loro non autorizzato si è mosso con il benestare di Francesco Ciliberti (e Costantino Scorza), anziché passare per violente ritorsioni, come invece vorrebbe il fratello Roberto, sia piuttosto deciso a minacciare il primo di una futura scissione, non riversandogli più alcun introito derivante dal narcotraffico (... ancora con questo cazzo di picchiare minchia cosa avete, Robé... tra di noi certe cose non possono esistere lo vuoi capire? Ma allora sei scemo davvero, mannaggia... tu sei un altro!... si manda a fare in culo regolare, come dire, compà,... da questo momento in poi da parte nostra non vedete più un  centesimo, dato che state facendo... hai fatto, hai fatto... ti pensi di essere intelligente, e adesso ti arrangi compà... adesso facciamo piazza pulita, sei forte, sei bravo, fai quello che vuoi noi facciamo quello che vogliamo, punto!...). 

 

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