Pestato e gettato agonizzante in un dirupo, così è morto l'operaio calabrese

Il 42enne di San Nicola da Crissa è stato trovato cadavere nella zona di Tolè, sull’Appennino bolognese. A provocare la copiosa perdita di sangue, un violento pugno in volto

di Redazione
3 agosto 2019
10:55
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La vittima, Consolato Ingenuo
La vittima, Consolato Ingenuo

Un’emorragia interna. Sarebbe questa la causa del decesso di Consolato Ingenuo, l’operaio 42enne di San Nicola da Crissa ritrovato morto nel pomeriggio del 31 luglio in un dirupo lungo la provinciale 26, nella zona di Tolè, sull’Appennino bolognese. A provocarla, secondo i primi riscontri dell’esame autoptico svolto sul cadavere dell’uomo nel pomeriggio di ieri, potrebbe essere stato un violento pugno sferratogli al volto che gli avrebbe inoltre causato la frattura del setto nasale. Trauma già riscontrato, peraltro, da un primo esame esterno sulla salma. L’uomo ha riportato anche un trauma cranico che potrebbe essersi causato proprio in conseguenza al colpo ricevuto, cadendo a terra e battendo violentemente la testa.

La discussione e il violento pugno 

Gli inquirenti al lavoro per ricostruire le ultime ore dell’operaio vibonese, da tempo trapiantato in provincia di Bologna, partono da un preciso elemento: le tracce di sangue - ora al vaglio del Ris di Parma - ritrovate davanti all’abitazione di Mihai Nutu Apopei, 50enne romeno fermato insieme al 34enne serbo Ivan Rudic con l’accusa di omicidio in concorso aggravato dai futili motivi e occultamento di cadavere. L’ipotesi investigativa è che, dopo una serata di lunedì trascorsa nei bar della zona, i tre abbiano avuto una discussione degenerata in aggressione, con Ingenuo colpito al volto e tramortito, quindi caricato sulla macchina di Rudic - mezzo sul quale sono state rinvenute tracce ematiche - e buttato agonizzante nella scarpata lungo la provinciale, dove la morte sarebbe sopraggiunta nel giro di poco tempo proprio a causa dell’emorragia. Non si esclude neppure, allo stato, che l’uomo possa essere stato gettato fuori dalla macchina già morto.

Il ritrovamento del corpo 

 Il suo corpo è stato rivenuto dai carabinieri e dai vigili del fuoco impigliato ad un albero a circa 7 metri dal ciglio della strada e nello stesso dirupo, profondo circa 50 metri, si cercano ora il telefono e il portafoglio della vittima, di cui non vi era traccia nelle vicinanze del cadavere. Oggetti che non sono stati rinvenuti neppure nel corso delle perquisizioni effettuate nelle abitazioni dei due fermati, dove sono stati invece trovati vestiti con tracce di sangue, anche queste ora sotto la lente degli specialisti della Scientifica. A denunciare la scomparsa di Ingenuo, da circa vent’anni residente ad Amore, erano stati il fratello, anch’egli residente in zona, e l’ex moglie, preoccupati per le mancate risposte alla numerose chiamate e per il fatto che l’uomo non avesse chiamato il figlioletto di 4 anni come abitualmente faceva tutte le sere

 

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