Omicidio Franzè a Galatro: tre condanne e un'assoluzione

Gli imputati tutti della provincia di Vibo Valentia. Sentenza della Corte d’Assise di Palmi per il delitto di Michele Franzè avvenuto 9 gennaio 2014 a colpi di fucile. La Procura aveva chiesto due ergastoli

di G. B.
venerdì 8 febbraio 2019
20:24
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Tre condanne ed un’assoluzione. Questo il verdetto della Corte d’Assise di Palmi per quattro vibonesi a seguito dell’omicidio di Michele Franzè, 69 anni, ucciso il 9 gennaio 2014 nella sua abitazione rurale sita in contrada Salice nel comune di Galatro, nel Reggino. I fratelli Daniele e Giuseppe Matalone, rispettivamente di 29 e 32 anni, entrambi di Monsoreto di Dinami,  sono stati condannati a 24 anni di reclusione. Nei loro confronti l’accusa aveva chiesto la condanna all’ergastolo. La riduzione di pena è dovuta alla caduta delle aggravanti dei futili motivi e della premeditazione del delitto. I due fratelli erano accusati di aver sparato quattro colpi di fucile da caccia calibro 12 a carica multipla contro Michele Franzè, cagionandone la morte per insufficienza respiratoria acuta da shock meta-emorragico da lesioni multiple a livello del cranio, dell’addome e del torace. Assolta dal reato di calunnia Filomena Sirgiovanni, 53 anni, madre dei fratelli Matalone. Nei suoi confronti il reato è stato riqualificato infavoreggiamento personale e da qui l’assoluzione per mancanza di una causa di punibilità. 

 

Nel corso di dichiarazioni rese ai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, la Sirgiovanni era accusata di aver incolpato l’omonima cugina – pur sapendola innocente – del delitto di Michele Franzè. Per lei il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione. Filomena Sirgiovanni, per gli inquirenti era inoltre legata da una relazione sentimentale con la vittima. Anche lei è stata difesa dall’avvocato Francesco Stilo. Due anni ed 8 mesi, invece, la condanna per Carlo Mercuri, 29 anni, pure lui di Dinami, che doveva rispondere del reato di favoreggiamento personale (due anni la richiesta di condanna del pm). Era difeso dall’avvocato Domenico Infantino ed era accusato di aver aiutato i fratelli Matalone ad eludere le investigazioni raccontando fatti che, ad avviso degli inquirenti, non corrispondono a verità. I due fratelli Matalone sono stati condannati altresì alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento alle parti civili. La Corte ha altresì ordinato la trasmissione degli atti alla Procura di Palmi per i provvedimenti di competenza in ordine alle testimonianze di: Bruno Romano, Vincenzina Ciancio, Rocco Chindamo, Vincenzo Ciccone, Maria Carmela Simonetta e Lario Aloe.  Alla luce della sentenza viene meno la contestata aggravante di aver commesso il fatto per contrasti di natura economica insorti alla fine dell’anno 2013 e per via della decisione della vittima di interrompere la fornitura gratuita di energia elettrica e di acqua in loro favore. 

 

I due fratelli Matalone erano poi accusati di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un’arma da fuoco, ovvero il fucile da caccia calibro 12 a carica multipla. Nel corso delle investigazioni erano state raccolte numerose fonti di prova che hanno consentito innanzitutto di collocare i due imputati sul luogo dell’omicidio in un arco temporale compatibile con l’ora di commissione del delitto. L’attenta analisi delle dichiarazioni rese dai testimoni incrociate con il contenuto delle intercettazioni hanno permesso di smascherare – ad avviso degli inquirenti – il piano elaborato dagli imputati e finalizzato a costruirsi falsi alibi che potessero di volta in volta giustificare gli indizi emersi nei loro confronti. Al termine del verdetto, soddisfazione per l’assoluzione di Filomena Sirgiovanni è stata manifestata dall’avvocato Francesco Stilo il quale ha sottolineato anche la venuta meno delle circostanze aggravanti che hanno così evitato ai fratelli Matalone la condanna all’ergastolo. L'avvocato Stilo, difensore dei Matalone, preannuncia in ogni caso ricorso in appello avverso la sentenza di condanna. Fra 90 giorni il deposito delle motivazioni della sentenza.   

 

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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