Omicidio Cricrì nel Vibonese, due condanne

Per il delitto e l’occultamento del cadavere sentenza della Corte d’Assise per Liberata Gallace e Fiore D’Elia. La vittima si era candidata a sindaco di Dinami

di G. B.
martedì 11 giugno 2019
12:42
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Arrivano due condanne dalla Corte d’Assise di Catanzaro per l’omicidio e l’occultamento del cadavere di Giuseppe Cricrì, ex candidato a sindaco del Comune di Dinami nelle amministrative del maggio 2013 ritrovato carbonizzato nella sua auto il 22 ottobre 2013. Nei confronti di Liberata Gallace, 53 anni, di Gerocarne, residente a Piani di Acquaro (avvocato Cristian Scaramozzino) i giudici hanno inflitto 24 anni di reclusione (la Procura di Vibo aveva chiesto 21 anni di carcere), mentre per Fiore D’Elia, 65 anni, pure lui di Gerocarne (difeso dall'avvocato Giovanna Fronte), la condanna ammonta a 22 anni di carcere (il pm aveva chiesto 16 anni di reclusione). 

 
 

Giuseppe Damiano Cricrì (in foto), 48enne di Melicuccà di Dinami, è stato ucciso e bruciato all’interno della sua auto nelle campagne di Acquaro. La vittima avrebbe avuto una relazione sentimentale con Liberata Gallace, a sua volta separata ma che continuava a vivere col suo ex marito nella stessa casa insieme ai loro tre figli. La donna non avrebbe accettato la fine della relazione con Cricrì per via di una donna romena. Secondo la tesi accusatoria, la vittima nel corso dell’incontro con Liberata Gallace, era stata colpita al volto con un oggetto contundente (come acclarato dagli accertamenti medico-legali) così violentemente e ripetutamente da causargli la morte. Successivamente, la donna con l’ausilio di suo figlio, Alfonsino Ciancio, nonché dell’amante, Fiore D’Elia, avrebbe collocato il cadavere di Cricrì all’interno dell’autovettura della stessa vittima, sui sedili posteriori, trasportandolo in una stradina di campagna che si dirama dalla S.P.4 (Acquaro – Dinami) a Limpidi di Acquaro, località Petrignano dove, con della benzina, è stato dato fuoco al cadavere e al veicolo che l’indomani sono stati rinvenuti carbonizzati. I familiari della vittima sono stati assistiti dall’avvocato Giovanni Vecchio, che al termine della lettura della sentenza ha espresso “ampia soddisfazione per il verdetto della Corte d’Assise che ha accolto le argomentazioni della parte civile per uno dei fatti di sangue più cruenti degli ultimi anni”. Alfonsino Ciancio, 28 anni, al termine del processo con rito abbreviato è stato invece condannato in primo grado a 30 di reclusione, ridotti a 14 anni in appello con l’esclusione della premeditazione nel fatto di sangue.

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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