‘Ndrangheta, sequestrati beni per un milione di euro a esponente cosca Crea

Destinatario del provvedimento Girolamo Cutrì, già detenuto in quanto arrestato nel maggio del 2014 nel corso dell’operazione ‘Deus’.

28 giugno 2016
13:33
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Stamane, ad esito di una complessa attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica - Ufficio Misure di Prevenzione - di Reggio Calabria ed eseguita dalla locale Divisione Polizia Anticrimine, è stata data esecuzione a un decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione - nei confronti di Girolamo Cutrì, 60 anni, a Rizziconi (RC) in atto detenuto, esponente di spicco delle locali cosche, operante nel comune di Rizziconi (RC) ed in quelli limitrofi della piana di Gioia Tauro (RC).

 

Cutrì era stato arrestato nel maggio 2014 dalla locale Squadra Mobile in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione "Deus", coordinata dalla D.D.A. reggina, a carico di 16 esponenti della citata cosca di 'ndrangheta, ritenuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffa alla Comunità Europea.


In particolare, l'attività investigativa aveva evidenziato l'assoluta egemonia della cosca Crea, esplicata sul territorio come una vera e propria "signoria", sia nell'esercizio delle tradizionali attività criminali che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Rizziconi. Le indagini patrimoniali hanno dimostrato che i citati soggetti, in virtù della loro appartenenza al clan mafioso, erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle attività illecite e avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, che reinvestivano nell'acquisto di terreni, società e beni immobili, intestati, al fine di eludere la normativa antimafia, ai propri familiari o a soggetti terzi.

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