‘Ndrangheta: operazione Nemea contro il clan Soriano, in 15 a giudizio

L’inchiesta contro la consorteria di Filandari, nel Vibonese è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo con il coordinamento della Dda. Tra le accuse contestate agli indagati: narcotraffico, estorsioni e danneggiamenti 

di G. B.
lunedì 11 febbraio 2019
16:57
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Tribunale
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Il gup distrettuale di Catanzaro, Claudio Paris, ha rinviato a giudizio 15 imputati coinvolti nell’operazione “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. Il processo si aprirà il 25 marzo prossimo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, estorsioni e danneggiamenti a colpi di pistola e mediante ordigni esplosivi - reati aggravati dalle modalità mafiose - le accuse mosse a vario titolo agli imputati.

Gli imputati

Oltre quaranta i capi di imputazione, mentre le persone offese sono invece quattordici. Il rinvio a giudizio (prima udienza il 25 marzo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo) è stato disposto per: Leone Soriano, 53 anni, di Pizzinni di Filandari; Graziella Silipigni, 48 anni, di Pizzinni di Filandari, moglie del defunto Roberto Soriano (lupara bianca), fratello di Leone; Giuseppe Soriano, 28 anni, di Pizzinni di Filandari (figlio della Silipigni); Giacomo Cichello, 32 anni, di Filandari; Francesco Parrotta, 36 anni, di Filandari, ma residente a Ionadi; Caterina Soriano, 29 anni, di Pizzinni di Filandari (figlia di Graziella Silipigni); Luca Ciconte, 27 anni, di Sorianello, di fatto domiciliato a Pizzinni di Filandari (marito di Caterina Soriano); Mirco Furchì, 26 anni, di Mandaradoni, frazione di Limbadi; Domenico Soriano, 60 anni, di Pizzinni di Filandari (fratello di Leone Soriano); Domenico Nazionale, 33 anni, di Tropea; Rosetta Lopreiato, 50 anni, di Pizzinni di Filandari (moglie di Leone Soriano); Maria Grazia Soriano, 47 anni, di Arzona di Filandari; Giuseppe Guerrera, 24 anni, di Arzona di Filandari; Luciano Marino Artusa,58 anni, di Arzona di Filandari; Alex Prestanicola, 28 anni, di Filandari. 

Rito abbreviato

Ammessi al rito abbreviato - che comporta un processo allo stato degli atti, a porte chiuse dinanzi allo stesso gup ed in caso di condanna lo sconto di pena di un terzo - sono stati ammessi gli imputati: Massimo Vita, 35 anni, di Vena Superiore (difeso dall’avvocato Demetrio Procopio) ed  Emanuele Mancuso, 31 anni, di Nicotera, collaboratore di giustizia dal giugno scorso, figlio del boss di Limbadi Pantaleone Mancuso, alias "l'Ingegnere" (assistito dall’avvocato Antonia Nicolini). Fra le contestazioni anche quella delle minacce ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo e della Stazione di Filandari diretti dal maresciallo Salvatore Todaro.

 

Le parti offese

Queste le parti offese  individuate dalla Dda di Catanzaro: l’imprenditore Antonino Castagna; il figlio Nicola Castagna; l’avvocato Daniela Castagna; l’avvocato Romano Pasqua, titolare della stazione di carburanti Esso di Filandari; l’imprenditore Pasquale Romano, titolare dell’impresa “Romano Fo.Pa. srl” sita a Ionadi; Marianna D’Agostino; Paola Limardo; Antonio Limardo; Davide Contartese; Marco Fuduli; Antonio Fuduli; Antonino Bova; Valerio Palmieri; Salvatore Todaro.

Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Diego Brancia, Francesco Capria, Nicola Cantafora, Antonio Merante, Giuseppe Di Renzo, Daniela Garisto, Francesco Sabatino, Antonia Nicolini, Giovanni Vecchio, Francesco Schimio Gianni Russano, Salvatore Staiano, Demetrio Procopio, Pamela Tassone, Vincenzo Brosio.

 

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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