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Il “sistema Scimone” garanzia per le cosche negli appalti pubblici

Definito dagli inquirenti “riciclatore professionista” al servizio della criminalità della provincia reggina si sarebbe prestato sistematicamente a favorirne gli interessi economici attraverso il suo collaudato sistema di società di comodo

di M. S.
lunedì 19 febbraio 2018
12:51
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Un ulteriore filone dell’attività investigativa, che ha portato al fermo di 27 persoone, ha riguardato le “prestazioni” che l’associazione guidata da Scimone – avvalendosi del complesso reticolo di imprese allo stesso riconducibili allocate sul territorio nazionale ed europeo (tra cui la società croata “Nobilis Metallis Doo” e quella slovena “B-Milijon, Trgovina In Storitve Doo”) – ha fornito alla famiglia Bagalà di Gioia Tauro ed a Morabito Giorgio, collegati alla cosca Piromalli.


Questi erano stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Cumbertazione”, in quanto, quali imprenditori espressione della ‘ndrangheta, avevano agevolato gli interessi di quest’ultima nel settore degli appalti pubblici, costituendo, gestendo e di fatto infiltrandosi in un nucleo di oltre 60 imprese, sostanzialmente consorziate tra di loro, che governavano collusivamente le principali aggiudicazioni dei lavori pubblici nell’area della piana di Gioia Tauro, attraverso insidiose attività di turbativa delle relative aste.


Partendo da tali risultanze, l’attività investigativa delle fiamme gialle reggine si è focalizzata sulla ricostruzione dei flussi finanziari legati all’aggiudicazione di due appalti pubblicientrambi finanziati con i fondi europei P.I.S.U. (Piani Integrati di Sviluppo Urbano) – che il cartello d’imprese predetto, sotto la regia del Morabito, ha ottenuto.

Le mani della ‘ndrangheta sugli appalti pubblici

Si fa specifico riferimento, in primis, all’appalto – gestito di fatto dai Bagalà e dal Morabito – relativo al “Centro Polisportivo a servizio della città - porto” (l’ambito portuale interessato ricadeva nel Comune di Rosarno che era l’ente appaltante). A tal riguardo, è stato accertato che la società formalmente aggiudicataria della gara pubblica (Barbieri Costruzioni Srl) aveva ottenuto un’anticipazione dal predetto ente per € 877.557,12. Tale somma, a sua volta, per circa 670 mila euro, era stata fatta confluire dai conti correnti della “Barbieri” sui rapporti finanziari delle società italiane riconducibili allo Scimone e, da qui, successivamente, su quelli delle imprese estere (NOBILIS METALLIS Doo e BMILIJON). Infine, da tali conti esteri, sono stati disposti bonifici in favore di vari imprenditori coinvolti nel sistema (tra cui il Mordà ed il Canale) nonché prelevate somme in contanti dallo Scimone che sono state poi consegnate al Morabito.


Anche in relazione al secondo appalto, relativo al “Centro Polifunzionale - lato sud del lungomare di Gioia Tauro” (il Comune di Gioia Tauro era l’ente appaltante), è stato accertato che quest’ultimo ente pubblico aveva concesso alla società aggiudicataria dei lavori (“Cittadini Srl”) un anticipo sull’importo del SAL per € 775.966,66 a fronte di fatture emesse, tra le altre, da imprese riconducibili allo stesso Scimone.


Tutto ciò a conferma che il cosiddetto “Sistema Scimone” – ricorrendo ad un articolato schema di imprese nazionali ed estere nonché ai correlati rapporti economici e finanziari – ha di fatto garantito ad intere filiere criminali riconducibili alle principali cosche di ‘ndrangheta locali, un adeguato, sicuro e protetto canale per riciclare i proventi illeciti derivanti, tra gli altri, dei delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso e turbata libertà degli incanti.

"Riciclatore professionista"

Le indagini, pertanto, hanno evidenziato la caratura criminale di Scimone Antonio, soggetto che spicca come riciclatore professionista al servizio non della singola cosca, ma della criminalità organizzata della provincia reggina unitariamente intesa, per conto della quale si è prestato sistematicamente a favorirne gli interessi economici attraverso il suo collaudato sistema di società di comodo italiane e straniere.

Denunciate 46 persone

Oltre ai soggetti fermati, a conclusione della lunga e laboriosa attività d’indagine, sono state denunciate, a vario titolo, 46 persone.
In considerazione della tipologia dei reati contestati, che consentono, in massima parte, la confisca, è stato richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo di 51 società con sede in varie regioni d’Italia ed anche all’estero, 19 immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di circa 100 mlioni di euro.

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