La ‘ndrangheta negli appalti pubblici di Reggio. Un arresto e sigilli a sette imprese

VIDEO | Nel mirino degli investigatori ci sono le infiltrazioni della criminalità nei lavori per la realizzazione della fermata di Pentimele della metropolitana di superficie e per i lavori di manutenzione straordinaria del sovrappasso di via Casa Savoia di Gallico. Sequestrati beni per oltre 16 milioni di euro

di Redazione
lunedì 15 aprile 2019
12:58
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È finito in carcere con l’accusa di associazione mafiosa Tommaso De Angeli, 59enne originario di Sinopoli ma residente a Reggio Calabria, ritenuto esponente della cosca “Alvaro- Pajechi”. Stamani i Carabinieri del comando provinciale reggino hanno infatti eseguito due distinte ordinanze di applicazione di misure cautelari personali e reali, anche nei comuni di Latina e Cosenza, emesse dal gip del Tribunale su richiesta della Dda dello Stretto retta da Giovanni Bombardieri. Le inchieste hanno portato anche al sequestro di sette aziende ossia la Morfù Srl di Rossano, in provincia di Cosenza, la Decoso sril, la “Musolino Domenico, la “Gienne costruzioni srl”, tutte con sede a Reggio Calabria, e poi la I.GE.CO. Srl e la PONTINA Costruzioni Srl, con sede a Latina e la I.T.M. ELETRONIC Snc di Antonio e Mario Italiano di Delianuova.

Gli appalti nel mirino

Le due indagini, denominate “Camaleonte” e “A ruota libera”, sono state svolte rispettivamente dai carabinieri della compagnia di Reggio Calabria e del Nucleo Investigativo, sotto il coordinamento del pm antimafia Stefano Musolino. Nell’ambito dell’inchiesta “Camaleonte” dal febbraio del 2015 all’aprile 2016 è stata monitorata l’esecuzione di due distinti appalti ossia quello per la realizzazione della fermata di Pentimele della metropolitana di superficie, appaltato per un importo di oltre due milioni e cento mila euro dalla società “R.F.I. Spa” del gruppo Ferrovie dello Stato ad un’associazione temporanea di imprese la cui mandataria è l’impresa “Morfù Srl, riconducibile ai fratelli Nilo e Giuseppe Morfù, entrambi indagati.

 

L’altro appalto invece, è quello relativo ai lavori di manutenzione straordinaria del sovrappasso di via Casa Savoia di Gallico (ex S.S. 184 Gambarie) al km 438, appaltati dall’Anas Spa alla ditta “COSTRUZIONI D.O.C. Srl” di Napoli per un importo netto di oltre 860 mila euro.

L'appalto relativo alla fermata della metropolitana

In relazione al primo appalto, le indagini svolte sul conto dei fratelli Nilo e Giuseppe Morfù, titolari della “MORFÙ Srl” avrebbero permesso di documentare come gli stessi, pienamente consapevoli del contesto geografico in cui dovevano operare, il quartiere di Archi, alla periferia nord di Reggio Calabria, fin dall’avvio dei lavori abbiano ricercato l’appoggio della criminalità organizzata locale, con lo scopo di “ottimizzare” i tempi a disposizione e ridurre eventuali inconvenienti, trovandolo nei fratelli Rocco, Vincenzo, Michelangelo e Tommaso De Angelis, originari di Sinopoli.
Gli esiti delle attività tecniche e i conseguenti riscontri hanno permesso di accertare come i fratelli Morfù si siano prestati a devolvere, celandola alla stazione appaltante, l’esecuzione dei lavori alla “DECOS Srl” dei fratelli De Angelis, già titolari di un’altra impresa (I.C.E.S.P. Srl) interdetta nel 2013, di assumere come operaio Vincenzo De Angelis, al fine di legittimarne la presenza in caso di controlli sul cantiere, di consentire a Michelangelo e Tommaso De Angelis, quest’ultimo destinatario dell’odierna misura restrittiva poiché ritenuto intraneo alla cosca Alvaro di Sinopoli, di individuare tutti i fornitori, scelti fra altre imprese di riferimento o fra quelle disposte ad accettare condizioni commerciali particolarmente sfavorevoli ed infine di agevolare l’occultamento e la spartizione dei ricavi con la “DECOS Srl”. Secondo la Dda i Morfù hanno evitato richieste estorsive da parte della criminalità organizzata reggina e hanno tratto vantaggio dalle condizioni commerciali che la “DECOS Srl” riusciva ad ottenere, mentre i De Angelis hanno potuto eludere la normativa antimafia, acquisendo un appalto cui altrimenti non avrebbero potuto accedere.

I lavori del sovrappasso di Gallico

Con riferimento ai lavori di manutenzione straordinaria del sovrappasso di Via Casa Savoia di Gallico, dalle indagini è emerso che la ditta individuale di Domenico Musolino – 43enne reggino ritenuto contiguo alla cosca Tegano, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Affari di famiglia” e assolto nel 2015 – avesse sottoscritto, con la ditta aggiudicatrice dell’appalto, un contratto di nolo a freddo di macchinari ed attrezzature nonché un contratto per il distacco di due operai, incaricati della gestione delle attività di collaudo delle due carreggiate autostradali del sovrappasso, quale mero escamotage per aggirare la normativa vigente, subappaltando l’intera realizzazione delle opere ad un’impresa non iscritta all’Elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa (White List)” proprio in ragione dell’allora recente arresto del Musolino.


In merito a quest’appalto, sono tuttora al vaglio della Dda reggina le posizioni di sette fra funzionari e dipendenti della committente Anas  Spa, incaricati delle verifiche in ordine alla corretta esecuzione dei lavori, e di quattro fra amministratori e dirigenti dell’impresa aggiudicataria COSTRUZIONI DOC Srl, in relazione alla possibilità che abbiano consapevolmente agevolato l’impresa di Musolino ponendo in essere una serie di condotte mirate a celare i termini reali della sua partecipazione ai lavori.

Il valore delle imprese sequestrate si attesta, nel suo complesso, in 16,5 milioni di euro.

 

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