Una minicrociera come terapia dell’anima per 30 malati oncoematologici

VIDEO-FOTO | Una giornata in barca nello Stretto di Messina ricca di emozioni che ha avuto lo scopo di utilizzare la velaterapia come metodo di cura e soprattutto di riabilitazione psicologica

di Angela  Panzera
12 giugno 2019
14:33
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Sono state solo poche ore, ma per i 30 pazienti oncoematologici e le loro famiglie la minicrociera nello Stretto di Messina ha rappresentato un grande momento crescita, di spensieratezza, ma soprattutto di cura. Organizzata dalla sezioni reggina e vibonese dell’Ail, l’associazione italiana contro le leucemie-linfomi e il mieloma, in collaborazione con la lega navale, l’iniziativa si incastra nel progetto  “In mare a vele spiegate… Sognando Itaca”. L’obiettivo è stato quello di utilizzare la velaterapia quale metodo di riabilitazione psicologica e di miglioramento della qualità della vita. Da una ricerca condotta nell’ambito di queste iniziative realizzate già da diverso tempo sul Lago di Garda si è dimostrato che, a seguito di ogni uscita in barca, la situazione dei pazienti presenta una generale tendenza al miglioramento: una significativa diminuzione del livello d’ansia e di debolezza ed un significativo innalzamento dello stato d’animo e dello stato di salute generale. «Quando i nostri pazienti si trovano sulla barca a vela - ci spiega Carla Fornaro,  infermiera dall’Ail - oltre a combattere le avversità del mare è come se si trovassero di nuovo a combattere le avversità della loro malattia, ma sotto un altro aspetto. Tornando a riva, tornando a casa infatti, si ritrovano persone diverse, sono persone più consapevoli che la malattia può essere combattuta e distrutta anche con la velaterapia». E sulla barca nessuno ha più ruoli, non ci sono i malati, i medici e gli infermieri. Si condivide un’esperienza comune di benessere dove ci si aiuta a vicenda e ci si fa cullare solo dal mare. «La barca è fatta per riuscire a ripensare ai valori della vita - afferma Luciano Galloni skipper e cofondatore del progetto - lasciando spazio ai propri sogni ed è giusto che ognuno di noi tracci la propria rotta fino all’Itaca che vuole».  

 

Anche tanti genitori hanno partecipato alla minicrociera. Affrontare insieme ai propri cari patologie così gravi non è per nulla facile, ma la speranza non deve mai svanire. Questo è stato infatti, il motto dell’intera iniziativa. Un’iniziativa che l’Ail organizza da anni essendo una delle realtà più radicate nell’intero paese e che ogni giorno assiste i malati e le loro famiglie. Una realtà che funziona soprattutto sul territorio reggino. «Questa esperienza rappresenta un’occasione di crescita non solo per i pazienti, ma anche per l’equipe curante - afferma Rosalba Di Filippo Scali presidente dell’Ail sezione di Reggio Calabria e Vibo Valentia ,  in barca infatti emerge un fondamentale bisogno di relazionarsi e di confrontarsi con l’altro per farsi aiutare, per non perdere la “rotta”, per raggiungere insieme il porto e per condividere, in un clima di complicità, le emozioni e le fatiche del percorso. Ognuno ha diritto ad avere la propria Itaca e in questo percorso noi ci teniamo ad accompagnare i nostri pazienti per mano senza lasciarli mai». I pazienti del Centro di Ematologia sono saliti in barca insieme ai medici e agli infermieri e hanno avuto la possibilità di vivere l’esperienza di una regata amatoriale nella magnifica cornice dello Stretto di Messina e hanno condiviso un’esperienza unica, libera e lontana dai luoghi di cura e in un contesto di assoluta reciprocità. Al termine del viaggio tra le onde dello Stretto le due piccole skipper del gruppo, Carmen  e Chiara sono rimaste molto soddisfatte e hanno dato l’ok per la prossima edizione.

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