«Grazie Calabria»: le storie dei migranti del Cas di Guardavalle

VIDEO | Sono 37 gli ospiti del Centro di accoglienza straordinaria del borgo in provincia di Catanzaro. Nelle loro parole tanto dolore ma anche speranza: «Ci siamo lasciati alle spalle l'inferno, qui stiamo bene»

di Rossella  Galati
24 marzo 2019
18:23
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«Mi vengono in mente tante cose ma in questo momento non posso dire quello che mi è successo in Africa prima di arrivare qui. Ci sono tanti problemi che ho lasciato nel mio paese per i quali sono venuto in Italia». Ha solo 14 anni Mane Sadio e un passato che già vorrebbe dimenticare. È arrivato in Italia da circa un anno. Lo incontriamo al Centro Accoglienza Straordinaria di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, gestito dalla società cooperativa Dedalo, è qui che ha trovato quell’affetto familiare di cui un 14enne ha assolutamente bisogno. «Io non ho fratelli, sono figlio unico ­-  racconta – mio papà non c’è più, ho solo la mamma e mi manca molto. La sento spesso, sa che sono a Guardavalle e che sto bene. Qui mi piace andare a scuola, giocare a calcio e lavorare. Io penso che per me andrà tutto bene qua in Italia».

Inclusione nel mondo del lavoro

Manè e gli altri 36 ospiti del Cas, che vivono in accoglienza diffusa nel centro storico di un paese che imparato a convivere con culture diverse, ricevono diverse aree di assistenza, dall’apprendimento della lingua italiana al sostegno medico e psicologico, dal supporto programmatico di mediazione culturale all’avviamento e inclusione nel mondo del lavoro. «Dieci dei nostri ragazzi hanno partecipato al bando della Regione Calabria “dote lavoro e inclusione attiva” - spiega Caterina Basile responsabile di struttura - verranno inseriti in un percorso formativo e di inclusione lavorativa all’interno di aziende che operano sul territorio provinciale».

Meditazione di consapevolezza

Tra le attività solte quotidianamente, anche una pratica di mindfulness, una tecnica di meditazione con l’obiettivo di rendere i ragazzi pienamente consapevoli del momento che si sta vivendo. «Il fine è abbassare il livello di stress - afferma Laura Trapani psicologa del Cas -. La maggior parte degli ospiti ha una storia di vita abbastanza dura. Molti di loro vengono da condizioni particolari e in loro ha inciso molto anche il viaggio. Teniamo anche in conto che questi ragazzi quando arrivano qui hanno delle aspettative, dei sogni, dei progetti che non sempre riescono a realizzare subito perché ci sono dei tempi di permanenza presso il Cas e quindi in questo periodo cerchiamo di fare inclusione. Gli diamo la possibilità di raccontarsi, di dirci chi sono e di sperimentarsi anche in questo nuovo contesto, considerando che c’è uno sbalzo culturale notevole. Quindi devono avere la possibilità di prendere coscienza del qui ed ora, la consapevolezza del momento presente li aiuta anche a superare lo stacco dal contesto da cui provengono».

Il sogno di un futuro diverso

Tante storie dunque e tanti sogni che si intrecciano. Come Mane anche Amadou Ndure è arrivato in Italia cercando la sua strada. «Prima di venire in Italia, in Gambia ero un giocatore di calcio. La vita è così... non sai mai dove vivrai in futuro, a me piacerebbe stare sempre in Calabria, trovare un lavoro, prendere casa in affitto e vivere come tutti gli italiani. Qui sto bene, sto imparando la lingua. Mi piace molto e ringrazio davvero tutti».

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