Frode fiscale e indebite compensazioni, l'inchiesta scricchiola: quattro scarcerati

Il Tribunale del Riesame di Gela scarcera quattro delle sei persone arrestate. Nell'inchiesta emerge il ruolo dell'imprenditore Rosario Marchese, già destinatario di un ingente sequestro perché ritenuto contiguo al clan Rinzivillo, sodalizio vicino alle 'ndrine della Locride

di C. M.
30 aprile 2019
06:52
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Tribunale
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Regge solo in parte l’inchiesta della Procura della Repubblica di Gela che ha visto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, da parte del gip, nei confronti di sei persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle indebite compensazioni.

L’inchiesta di Gela

Secondo la Procura, gli indagati avrebbero fatto parte di un sodalizio criminoso capeggiato da un imprenditore di origini siciliane, ma da anni residente del territorio bresciano. Si tratta di Rosario Marchese, il quale avrebbe, nel corso degli ultimi anni, effettuato indebite compensazioni per un importo complessivo di circa 22 milioni di euro in favore di numerose e compiacenti imprese su tutto il territorio nazionale, i cui amministratori sono stati parimenti indagati a titolo di concorso nei reati contestati. Negli ultimi giorni, fra l’altro, la posizione di Marchese si era aggravata anche alla luce delle dichiarazioni accusatorie rese dal suo braccio destro, l’avvocato milanese Golda Perini, anch’egli arrestato a titolo di partecipe del medesimo sodalizio criminale. Tuttavia, dopo la confessione, l’uomo è stato immediatamente scarcerato.

I legami di Marchese con il clan Rinzivillo vicino alla ‘ndrangheta

Ma, tornando a Marchese, questi è soggetto già preso di mira poco tempo addietro dalla Direzione investigativa antimafia, le cui indagini avevano permesso di appurare come l’imprenditore sia da ritenersi “contiguo” al noto clan Rinzivillo, facente capo a Cosa nostra di Gela, ed operante sia a Roma che in tutto il territorio nazionale. Clan Rinzivillo che, come emerso anche in un’indagine dello scorso gennaio, sarebbe in rapporti strettissimi, nell’ambito delle rotte del narcotraffico, con esponenti di spicco delle cosche di ‘ndrangheta della Locride.  

Il ricorso al Riesame

Come detto, però, l’inchiesta della Procura della Repubblica di Gela scricchiola. Avverso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, infatti, era stato proposto riesame da parte dei difensori degli indagati, gli avvocati Alfredo Foti del Foro di Roma, Ivan Bellanti e Calogero Meli del Foro di Gela e Fausto Pellizzari del Foro di Brescia.

In particolare, i penalisti, richiamando la più recente giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, hanno eccepito l’insussistenza dei requisiti della concretezza e della attualità dell’esigenza cautelare contestata, nonché hanno rilevato la violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità.

Il Tribunale della Libertà di Caltanissetta, in parziale accoglimento delle istanze di Riesame avanzate dal collegio difensivo, ha annullato sotto il profilo delle esigenze cautelari l’ordinanza di custodia emessa dal gip di Gela, concedendo gli arresti domiciliari agli indagati Nastasi, Barragato e Sambito e liberando con obbligo di firma Casassa.

 

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C. M.
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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