Faida di Oppido Mamertina, concessi i domiciliari a Simone Pepe

È il principale imputato dell'inchiesta Erinni. Intercettando il giovane, gli inquirenti pensavano di avere scoperto gli esecutori di quattro omicidi. I giudici, però, non gli hanno mai creduto

19 settembre 2018
17:54
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Sono stati concessi gli arresti domiciliari a Simone Pepe, imputato rimasto coinvolto nell’inchiesta della Dda reggina “Erinni” sulla faida di Oppido Mamertina. La Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha accolto la richiesta avanzata dai legali di Pepe, gli avvocati Guido Contestabile e Giovanni Piccolo.

Il 10 settembre scorso, la Corte aveva ridimensionato la sua condanna da 15 a sei anni di reclusione assolvendolo dall’accusa di associazione mafiosa. Il giovane è l’imputato principale dell’indagine della Procura antimafia di Reggio Calabria sulla faida di Oppido Mamertina. Grazie alle sue intercettazioni, gli investigatori credevano di avere trovato esecutori e moventi di alcuni omicidi commessi durante la faida, tra i quali il duplice delitto Raccosta-Putrino. Secondo il giovane, i due cognati erano stati uccisi da lui e dal altri affiliati e dati ancora vivi in pasto ai maiali. Quelle dichiarazioni non furono mai confermate dalle indagini, tanto da spingere la Corte d’assise di Palmi e i giudici di appello a non dare credito a Pepe. In virtù del sostanzioso sconto di pena in appello, al giovane sono stati concessi gli arresti domiciliari.

 

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