'Ndrangheta e movida, due secoli e mezzo di carcere per le cosche reggine

Il gup di Reggio Calabria accoglie le richieste della Dda ed infligge pesantissime condanne agli imputati. Vent'anni per Nucera, Falduto, Ferrante e due Morelli. Una sola assoluzione

di Consolato Minniti
mercoledì 13 marzo 2019
21:28
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Oltre 265 anni di carcere. Questa la pesantissima condanna decisa dal gup di Reggio Calabria per gli imputati del processo “Eracle” accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, intestazione fittizia di beni, maltrattamento di animali.

L’operazione

Tutto prende spunto dalle aggressioni e dalle risse che hanno colpito le ultime estati della movida di Reggio Calabria, specie nei locali serali. Episodi che hanno visto protagonisti le giovani leve della ‘ndrangheta che hanno più volte aggredito chiunque non riconoscesse il loro ruolo mafioso. Alcuni degli indagati, secondo l’accertamento della Dda, avevano avviato un fiorente traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana) strutturando una stabile organizzazione criminale, caratterizzata da una ramificata vendita al dettaglio, operante sia nei locali notturni, in cui si erano infiltrati grazie alla predetta gestione del servizio di buttafuori che in alcuni punti della città. Gli inquirenti avevano già scoperto in un primo tempo l’interesse della cosca Condello per le corse clandestine di cavalli, animali spesso sottoposti a trattamenti poco ortodossi con maltrattamenti fatti di somministrazioni di farmaci non necessari al fine di migliorare le loro prestazioni. 

La decisione del gup

I pubblici ministeri, Sara Amerio, Water Ignazitto, Giovanni Gullo e Stefano Musolino, avevano invocato condanne molto pesanti ed il giudice, con l’eccezione di una sola posizione, ha di fatto accolto quanto richiesto dall’accusa. La condanna a 20 anni di reclusione è arrivata per Francesco Ferrante, Salvatore Falduto, Fabio Vittorio Minutolo, Andrea Morelli, Cosimo Morelli e Domenico Nucera. Ma pene severe sono state inflitte anche a Luciano Baione (12 anni), Enrico Giovanni Barcella (14 anni), Giovanni Magazzù (14 anni), Fabio Morelli (12 anni) e Fabio Puglisi (10 anni). Una sola assoluzione, ossia quella giunta per Francesco Antonio Eneide per il quale erano stati chiesti 2 anni di reclusione.

L'elenco completo degli imputati

Baione Luciano                      12 anni

Barbaro Francesco               6 anni e 4 mesi e 22mila euro

Barcella Enrico Giovanni       14 anni

Berlingeri Mino                     2 anni

Buontempone Attilio             12 anni

Caccamo Fabio                     7 anni e 4 mesi

Condello Francesco               8 mesi

Cosoleto Paolo                      1 anno e 80 euro di multa

Crucitti Bruno Antonio           1 anno e 40 mila euro di multa

Cutrupi Basilio                      7 anni e 4 mesi

Eneide Francesco Antonio     assolto

Falduto Salvatore                  20 anni

Ferrante Francesco               20 anni

Ferrara Francesco                 13 anni e 4 mesi

Magazzù Bruno                     4 anni e 20mila euro di multa

Magazzù Giovanni                 14 anni

Minutolo Fabio Vittorio         20 anni

Morabito Egidio                     1 anno e 80 euro di multa

Marino Antonino                   1 anno e 80 euro di multa

Morelli Andrea                      20 anni

Morelli Cosimo                      20 anni

Morelli Fabio                         12 anni

Nkairi Mostafa                      3 anni e 4 mesi e 6700 euro di multa

Nucera Domenico                  20 anni

Panetta Michele                    8 anni

Pecora Giuseppe Emanuele    7 anni e 4 mesi

Puglisi Fabio                         10 anni e 8 mesi

Surace Carmine                    2 anni

 

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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