Cleto, Il Sindaco perde il ricorso con l’olandese ma l’Amministrazione rimane immobile

A fine novembre il Consiglio di Stato si è pronunciato e ha sconfessato le decisioni dell’amministrazione comunale. Longo aveva promesso che se avesse perso il ricorso avrebbe favorito il progetto dell’olandese di sviluppo del borgo ma da quanto ne sappiamo dopo quasi un mese ancora l’amministrazione comunale non ha ritenuto di assumere decisioni. Si paventa un nuovo contenzioso?

di Pa. Mo.
venerdì 22 dicembre 2017
18:23
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Era maggio del 2017 quando ci recammo a Cleto, un bellissimo borgo medievale della Valle del Savuto in provincia di Cosenza, incuriositi da una storia davvero singolare: un artista olandese si era innamorato di quel borgo e aveva deciso di rivalutarlo sul piano turistico e architettonico acquistando degli immobili per poi renderli fruibili anche turisticamente. Un progetto interessante. Una storia affascinante. Insieme ad alcuni immobili il magnate olandese decise di acquistare anche una piccola chiesa diroccata, quella del Rosario, per farne un centro d'arte internazionale. Tutto sembrava andare per il meglio ma, in Calabria, ad un certo punto si materializza sempre un ”ma”, in alcuni casi perché ci mette lo zampino la ‘ndrangheta, in altri la burocrazia corrotta, in altri ancora una politica ottusa, ed è proprio quest’ultima categoria ad aver interrotto il progetto d'avanguardia, il sogno di Roelof Gezienus Van Hoolwerff, questo il nome del magnate olandese, tanto che si è visto espropriare la chiesa dal Comune, una chiesa abbandonata per decenni.

L’amministrazione espropria e il Tar boccia

Ma facciamo un passo indietro. Nel 2015 l'olandese acquistava la chiesetta per dieci mila euro tramite la Curia, ma secondo Sindaco e Giunta comunale non avrebbe tenuto conto del fatto che l'amministrazione aveva ottenuto un finanziamento di fondi por di circa 300 mila euro per mettere in sicurezza l'edificio. Nel 2016 il Comune dichiara di pubblica utilità la costruzione e la espropria all'imprenditore che si rivolge al Tar. Il Tribunale annulla l'esproprio. A questo punto il buonsenso avrebbe dovuto orientare l’amministrazione comunale verso la strada di un accordo con l’olandese. E invece niente, gli amministratori comunali si appellano al Consiglio di Stato. Nel frattempo tutto fermo, tutto bloccato e nel paese scoppia la polemica. La comunità si divide.

L’olandese parla ai cletesi al suo fianco Bevilacqua e Rubbettino

Roelof Gezienus Van Hoolwerff decide di organizzare un incontro pubblico per presentarsi alla gente di quel borgo e spiegare le sue ragioni, di esporre le sue idee, di spiegare la sua visione in un incontro nel quale ha cercato di vincere la diffidenza della gente del posto. Ad affiancarlo nella sua battaglia legale l'ambientalista e scrittore Francesco Bevilacqua e con la loro presenza anche l'editore Florindo Rubbettino e il sociologo Claudio Cavaliere che aveva moderato l'evento.

 

“Non è uno straniero che viene nel paese e si appropria di un bene e lo gestisce per fini suoi, è uno straniero che si è innamorato di Cleto ma anche della gente di Cleto e vuole fare insieme alla gente di Cleto” –dichiara il noto avvocato e ambientalista ai nostri microfoni. Florindo Rubbettino, invece, aveva affermato: “credo che se questa cosa funzionasse potrebbe diventare un modello un paradigma da esportare anche in altri luoghi della Calabria che per fortuna è ricca di posti e di luoghi così straordinari.”

 

Parole sensate, parole competenti ma completamente ignorate dagli amministratori presenti all’incontro, il vice Sindaco e un assessore. Il servizio che avevamo fatto sull’iniziativa il giorno dopo provocò l’ira del Sindaco Longo, il quale ci accusò di parzialità. Inviammo a Cleto una troupe per raccogliere le ragioni dell’amministrazione anche se, non ci consegnò niente di nuovo rispetto a quanto emerso nel convegno e, tuttavia, ai nostri microfoni il Sindaco affermò che qualora l’olandese avesse vinto in Consiglio di Stato, il Comune si sarebbe impegnato a favorire il progetto e gli investimenti del magnate olandese.

La sconfitta al Consiglio di Stato

A fine novembre il Consiglio di Stato si è pronunciato e ha sconfessato le decisioni dell’amministrazione comunale. In un video editoriale del primo dicembre ci siamo premurati di ricordare al sindaco di Cleto la sua promessa, ma da quanto ne sappiamo dopo quasi un mese ancora l’amministrazione comunale non ha ritenuto di assumere decisioni, né di assumersi le responsabilità di una linea che il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittima. Come dobbiamo interpretare questo silenzio? Non vogliamo credere che il sindaco di Cleto, politico di vecchio stampo, possa venir meno alla parola data ai nostri microfoni, alla cittadinanza di Cleto e a tutti i calabresi che, attraverso i servizi della nostra testata è venuta a conoscenza di questa storia? Non vorremmo credere alle voci di corridoio che ci fanno sapere che il Comune sarebbe in procinto di predisporre di un nuovo ricorso, anche perché se nel precedente ricorso la motivazione poteva essere il rischio della perdita di un finanziamento, oggi non ci sarebbe più neanche quella scusa, considerato che quel finanziamento pare sia stato definitivamente perso.

E’ a rischio la credibilita’ della classe dirigente di Cleto

E’ arrivato il momento di dare prova che la classe dirigente della Calabria e, in questo caso quella di Cleto, si muova nell’interesse dei cittadini. Sarebbe difficile comprendere a questo punto le vere motivazioni per le quali l’amministrazione comunale di Cleto dovrebbe perpetuare nell’atteggiamento di mettere il bastone fra le ruote a chi, in una terra affamata di lavoro come la nostra, propone qualcosa per lo sviluppo e la crescita della comunità. In attesa che l’amministrazione decida sul da farsi, noi intanto stiamo pianificando un confronto televisivo per l’inizio del 2018 per con i protagonisti di questa paradossale vicenda. E’ Natale e ci auguriamo tuttavia che, il Sindaco di Cleto, compia un gesto di buona volontà, il futuro dei giovani del bellissimo borgo, a nostro avviso, questo gesto lo attende.

Pa.Mo.

Di seguito la sentenza del Consiglio di Stato.    

La sentenza del Consiglio di Stato

Le questioni vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c.. Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati, infatti, dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di segno diverso”. Parole chiare che chiudono il contenzioso più singolare degli ultimi tempi in Calabria tra il Comune di Cleto e un imprenditore olandese sulla ex chiesa del S.S. Rosario. Ieri la parola fine è stata scritta dai giudici del Consiglio di Stato che hanno respinto l’appello del Comune dando ragione all’imprenditore olandese definitivamente. Si legge infatti in sentenza: “Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la presente Sentenza sul ricorso in appello numero di registro generale 8807 del 2016, proposto da: Comune di Cleto, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Achille Morcavallo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Arno, 6; contro Roelof Gezienus Van Hoolwerff, rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Bevilacqua, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Francesco Lilli in Roma, via di Val Fiorita, 90; nei confronti di Regione Calabria, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Annapaola De Masi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Graziano Pungì in Roma, via Sabotino, 12; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; per la riforma della sentenza del T.a.r. per la Calabria, sede di Catanzaro, sezione seconda n.1914 del 2016, resa tra le parti, concernente la riapprovazione del progetto con dichiarazione di pubblica utilità – decreto di esproprio.

 

Dagli atti di causa emerge però che i procedimenti espropriativi precedenti alla delibera impugnata sono stati attivati sull’erroneo presupposto della proprietà comunale del bene nel frattempo passata al signor Van Hoolwerff con gli atti di compravendita richiamati in premessa (segnatamente i ruderi della ex chiesa del SS. Rosario venduta allo stesso dall’ente proprietario, cioè la Parrocchia Santa Maria Assunta di Cleto). Tale cessione, in quanto relativa ad un bene vincolato, è stata poi autorizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali con provvedimento prot. 3672 del 25 giugno 2015, comunicato con atto prot. 9853 del 17 settembre 2015 al comune di Cleto che non ha esercitato il diritto di prelazione. In ogni caso, i provvedimenti del 2014 non sono mai stati comunicati all’appellato. La delibera impugnata del 2016 non è stata dunque un atto meramente ricognitivo, giacché si è resa necessaria, come evidenzia lo stesso Comune, per le “varie esigenze contrapposte pervenendo alla conclusione della necessità dell’esproprio del bene”, con una nuova valutazione dei fatti. Tale delibera, con cui in sostanza si è approvato il progetto, si è dichiarata la pubblica utilità, si è adottato il decreto di esproprio e stabilita l’immissione nel possesso, ha superato, incorporandola e sostituendola, la precedente delibera consiliare risalente all’anno 2014, è stata poi impugnata nei termini dall’appellato. In sostanza, in forza di quanto previsto dagli artt. 11 e 16 del D.P.R. n. 327/2001, all’appellato andava inviato l’avviso di avvio del procedimento e del deposito degli atti volti a promuovere l’adozione dell’atto dichiarativo di pubblica utilità, con l’indicazione del nominativo del responsabile del procedimento. Il mancato assolvimento del duplice obbligo di comunicazione ha quindi implicato l’illegittimità dell’atto dichiarativo della pubblica utilità e degli altri atti successivi, a nulla rilevando che l’interessato abbia avuto comunque conoscenza del procedimento”.

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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