Catania, sequestro di beni per 700mila euro a un consulente finanziario di Pizzo

La Guardia di finanza ha eseguito il provvedimento su disposizione della Procura siciliana. Controdenuncia dell’uomo che si dice «vittima di una società di trading online»

di Redazione
venerdì 3 agosto 2018
11:38
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La guardia di finanza di Catania ha eseguito una perquisizione nei confronti del consulente finanziario Massimiliano Fortuna Galloro, 46 anni, originario di Pizzo, nell'ambito di un'inchiesta sulla società Solid FX Pro, di cui promuoveva le gestioni sul mercato Forex.


Su disposizione del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, del dipartimento reati economici, e del sostituto Antonino Fanara, le Fiamme gialle hanno anche eseguito un decreto di sequestro preventivo di 700mila euro, pari al doppio della somma che, secondo l'accusa, al momento risulterebbe truffata. Notificato un avviso di garanzia che ipotizza i reati di concorso aggravato in truffa e appropriazione indebita.


I clienti danneggiati, residenti tra Catania, Messina e Reggio Calabria, sarebbero un centinaio. Secondo la Procura di Catania, Galloro, in concorso con persone da identificare, avrebbe indotto numerosi risparmiatori ad affidargli, in banche da lui indicate, notevoli somme di denaro da investire nel mercato Forex, di cui sarebbe invece appropriato. E gli contesta di avere promosso e collocato strumenti finanziari, servizi e attività di investimento senza essere abilitato. Solid FX Pro è un marchio che appartiene alla Solid Financial Services Ltd srl che ha licenza a Cipro.


Galloro, assistito dall'avvocato Salvo Leotta, conferma di avere avuto «la revoca del mandato da promotore finanziario con la Sudtirol Bank», estranea alla vicenda, ma si dice «innocente» e a sua volta «vittima della società di trading online». Ricostruisce una lite tra il suo interlocutore 'supervisore' e un cliente con quest'ultimo, un medico, che avrebbe riavuto la somma investita e i bonus ottenuti. Stamattina con il suo legale ha depositato una denuncia alla Procura di Catania, dicendosi a disposizione dei magistrati, facendo i nomi dei promotori dell'iniziativa, almeno quattro persone, ipotizzando i reati di truffa aggravata e appropriazione indebita.

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