A Bagnara nasce il centro antiviolenza Astrea in un bene confiscato

VIDEO | L'ente ha partepipato al Pon Legalità 2014/2020 e ha ottenuto il finanziamento di un milione di euro. Il progetto, che si concluderà entro due anni, sarà curato e realizzato dal Patto territoriale dello Stretto 

di Angela  Panzera
20 giugno 2019
20:25
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Da Bagnara Calabra, comune della fascia tirrenica della provincia reggina, parte un messaggio di speranza e di legalità per le donne vittime di violenza. Un bene confiscato alla criminalità organizzato diventerà infatti, un centro dove le donne potranno trovare un aiuto concreto. La presentazione del progetto “centro per donne vittime di violenza Astrea” si è tenuta questo pomeriggio a Palazzo San Giorgio alla presenza del sindaco della città metropolitana Giuseppe Falcomatà, dell’assessore alle politiche sociali e Welfar del comune di Bagnara Calabra, Silvana Ruggiero, del presidente del “Patto Territoriale dello Stretto” Giancarlo Mamone e dell’avvocato Tina Maceri, presidente del consiglio comunale del comune tirrenico. L’evento è stato moderato dalla giornalista Elisa Barresi. L’iniziativa è stata voluta fortemente dall’assessore Ruggiero che ha dato l’input per la partecipazione dell’ente al “Pon Legalità 2014/2020” del Ministero dell’Interno. Il comune di Bagnara  si è aggiudicato un finanziamento di un milione di euro e si è posizionato al quinto posto di una graduatoria che ha visto accolti solo dodici progetti in tutta la regione Calabria. Negli anni scorsi l’ente ha dovuto fare i conti sia con il dissesto finanziario che con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Ed è per questo che l’istituzione del centro antiviolenza- il primo nell’hinterland reggino- è un messaggio di riscatto per l’intera comunità.  «Per me è un orgolgio essere qui oggi- ha dichiarato l’assessore Ruggiero- poiché si tratta di una progettualità che oltre a dare sostegno, soprattutto psicologico, alle donne vuole sottolineare che Bagnara si distingue non solo per le bellezze paesaggistiche ed enogastronomiche, ma anche per attività rivolte alla legalità e al sociale. Bagnara non è mafia, Bagnara non è malaffare. Bagnara è terra di accoglienza e di rispetto per gli altri e in questo caso rappresenterà un aiuto per chi soffre».

Il “Patto territoriale dello Stretto” curerà la progettazione esecutiva, di concerto con l'ufficio tecnico comunale di Bagnara, e fornirà ogni utile supporto anche di carattere amministrativo al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi e delle finalità dell'iniziativa i cui tempi di concretizzazione sono stati stabiliti in ventiquattro mesi. Il centro antiviolenza servirà l'utenza di tutto l’ambito territoriale tirrenico. Saranno coinvolti in chiave sinergica tutti gli enti e tutte le istituzioni interessate a garantire la più ampia ricaduta sociale per rendere il centro stesso un luogo dove la donna possa sentirsi tutelata e possa avere la forza di ripartire e riprendersi la propria vita. «Va dato merito al Comune di Bagnara per la lodevole iniziativa intrapresa. Un nuovo servizio ed una nuova opportunità di cui si arricchisce il territorio metropolitano – ha affermato il sindaco reggino Giuseppe Falcomatà. Nel 2016 a Salerno – ricorda il primo cittadino – furono presentati i Pon Legalità 2014/2020. Reggio Calabria è stata invitata a partecipare perché ha dimostrato l’inversione di tendenza sull’utilizzo dei finanziamenti relativi alla collettività che, come in questo caso riescono a trasformare un bene confiscato alla malavita in un progetto dal forte impatto sociale. Il progetto, infatti, continua il sindaco,  è la fotografia di quanto si possano spendere bene i fondi che arrivano dai Ministeri. Non è stato sempre così, non sempre è cosi, ma non bisogna considerare banale questo elemento: bisogna sorprendersi di questa normalità e di questa inversione di tendenza che rafforza i comuni della città metropolitana. Siamo in presenza- sottolinea- di una sintesi che palesa la vittoria del bene sul male e la presenza ed il ruolo fondamentale delle Istituzioni sul territorio che può favorire percorsi culturali e che può agevolare il concetto di denuncia. Il nuovo centro per donne vittime di violenza andrà a curare situazioni che spesso vengono sottovalutate o per vergogna o per troppo amore. Il centro diventerà un fiore all’occhiello- ha concluso Falcomatà della città metropolitana- del quale siamo molto orgogliosi».

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