A fare shopping o al bar anziché lavorare. Indagati 30 dipendenti pubblici a Scilla

Si tratta dei due terzi dei lavoratori della “Casa di cura di Scilla”. Attraverso un collaudato sistema basato su favori reciproci ed espedienti usati per attestare la presenza negli uffici di appartenenza, riuscivano ad assentarsi indisturbati dal luogo di lavoro anche per diverse ore al giorno

di Redazione
6 settembre 2019
08:09
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I carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 30 dipendenti pubblici assenteisti del già ospedale Scillesi d’America, oggi Casa di cura di Scilla, indagati per truffa aggravata ai danni dell’Ente di appartenenza. Le indagini, coordinate dal procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e dall'aggiunto, Gerardo Dominijanni, e dirette dal pm Diego Capece Minutolo.

 

La complessa attività investigativa, corroborata da oltre tre mesi di riprese video e servizi di osservazione, pedinamento e controllo, ha consentito di smascherare la truffa ai danni dell’Ente di appartenenza da parte dei 30 dipendenti pubblici, pari a circa i 2/3 di tutto il personale in forza al nosocomio.

Nello specifico, gli indagati, attraverso un collaudato sistema basato su favori reciproci ed espedienti posti in essere per attestare la presenza lavorativa presso gli uffici di appartenenza, riuscivano ad assentarsi indisturbati dal luogo di lavoro anche per diverse ore al giorno. Alcuni impiegati, addirittura, non facevano neppure ingresso presso la struttura sanitaria sebbene figurassero regolarmente in servizio.

In concreto, i dipendenti, con artifizi e raggiri, attestavano falsamente la propria presenza lavorativa falsificando i brogliacci cartacei riportanti i turni di servizio presso il plesso ove erano affissi, riuscendo così ad eludere ogni forma di controllo interno.

 

È stato accertato che, in media, ciascun dipendente arrivava ad assentarsi anche per diverse ore al giorno, su un orario previsto giornaliero di 6 ore di servizio. Molti impiegati giungevano la mattina con oltre 2 o 3 ore di ritardo e senza neppure dover firmare l’apposito brogliaccio: il collega d’ufficio aveva, infatti, già provveduto a firmare per loro in entrata.

Poi, ovviamente, i colleghi “ritardatari” della mattina ricambiavano, all’uscita, il favore a chi aveva firmato in ingresso; in tal modo diversi impiegati potevano abbandonare ingiustificatamente il proprio ufficio con largo anticipo e senza neppure dover registrare la fine del proprio turno di servizio.

 

Con questo stratagemma, in ogni singolo gruppo, ciascun dipendente poteva rimodulare la propria giornata lavorativa assentandosi liberamente e a propria discrezione, per poter così fruire di lunghe pause caffè nei diversi bar della città, per andare a fare shopping lungo il corso, per andare a fare la spesa o, addirittura, per dedicarsi ad altra attività lavorativa. Diversi indagati, poi, rientravano tranquillamente in ufficio dopo essersi assentati anche per diverse ore con buste della spesa al seguito.

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