Asp di Crotone, il concorso per 29 tecnici di computer è pubblico fino alla curva

Nei requisiti per l’ammissione al bando c’è una condizione che di solito vale per le assunzioni private: avere 5 anni di esperienza professionale maturati in amministrazione nello stesso profilo professionale

di Pa. Mo.
lunedì 11 febbraio 2019
13:05
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L’Asp di Crotone mette a bando 29 posti di esperti in computer. Le domande scadono l’11 febbraio 2019, cioè oggi. Fin qui nulla di strano. Il concorso è per titoli ed esami e, dunque, segue il normale iter di selezione seguito da un concorso pubblico. E anche fin qui, niente dì strano. Tuttavia quando si tratta di assunzioni pubbliche in Calabria è sempre meglio tenere gli occhi aperti considerato che gira e rigira la tentazione di costruire concorsi pubblici su misura in questa regione è dietro l’angolo. E spulciando il bando ecco emergere la stranezza. L’anomalia che conferma i vecchi vizi.

 

Nei requisiti per l’ammissione al bando, infatti, c’è una condizione che di solito vale per le assunzioni private ma mai per i concorsi pubblici. Recita il bando sotto il capitolo "Requisiti specifici" al punto b che bisogna avere 5 anni di esperienza professionale maturati in amministrazione pubbliche o private nello stesso profilo professionale. Per una selezione pubblica un’anomalia non da poco. Un escamotage per restringere il campo dei partecipanti. Se fosse applicato a una gara d’appalto sarebbe una enorme turbativa. Insomma, gira e rigira in questa regione il trucco quando si tratta di assunzioni pubbliche di trova sempre nelle pieghe di un atto, un bando, un provvedimento. Magari sarà tutto legittimo ci mancherebbe altro, sicuramente però poco corretto e trasparente. E che vuoi fare, è la Calabria bellezza! E la sanità! E se non ti sta bene il concorso vallo a fare in Danimarca, a Crotone, in Regione il concorso è cosa nostra.

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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