Politica marcia e sistema sanitario corrotto: arrestato il governatore Pittella

Ai domiciliari è finito il presidente della Regione Basilicata. Sono trenta le misure restrittive scattate questa mattina nell’ambito di un’operazione che ha impegnato oltre cento tra uomini e donne della Guardia di finanza

di Redazione
6 luglio 2018
10:36
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Marcello Pittella
Marcello Pittella

«Un sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi di parte su sollecitazione di una moltitudine di questuanti». È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti del presidente della Regione Basilicata, Marcello Pitella, accusato di falso e abuso d'ufficio nell’ambito dell’inchiesta da cui sono scaturite trenta misure interdittive.

 

Il "deus ex machina' di questa "distorsione istituzionale" sarebbe stato il presidente della Regione, fratello dell’eurodeputato Gianni Pittella. Nell'ordinanza d'arresto per il governatore della Basilicata, il Gip di Matera, Angela Rosa Nettis, sottolinea che Pittella «non si limita ad espletare la funzione istituzionale formulando gli atti di indirizzo politico per il miglioramento e l'efficienza» della sanità regionale, «ma influenza anche le scelte gestionali» delle Asl «interfacciandosi direttamente con i loro direttori generali» tutti da lui nominati.

 

Le indagini sono cominciate circa un anno e mezzo fa in seguito all'esposto di un dipendente di una ditta fornitrice di servizi che non aveva ricevuto la sua quota di Tfr.

 

Tra le persone arrestate e poste ai domiciliari, ci sono anche i commissari delle uniche due aziende sanitarie lucane, Giovanni Chiarelli (Asp Potenza) e Pietro Quinto (Asm Matera), nonché - secondo quanto si è appreso - il direttore amministrativo dell'Asm, Maria Benedetto. Per Quinto, le accuse sono di corruzione e turbata libertà degli incanti.

 

L’indagine della Guardia di finanza, si legge su Corriere.it, ha portato alla luce «un sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori» su richiesta di una «moltitudine di questuanti» che sono l’espressione di «pubblici poteri apicali». Questuanti che si «interfacciano tra loro in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse o dazioni indebite». La ratio che muove ed è al centro di questo sistema, scrive ancora il giudice, è «sempre la stessa»: vale a dire «la politica nella sua sempre più fraintesa accezione negativa e distorta, non più a servizio della realizzazione del bene collettivo ma a soddisfacimento dei propri bisogni di locupletazione e di sciacallaggio di potere e condizionamento sociale».

 

È la politica infatti «che condiziona pesantemente» la gestione delle Asl lucane «ed in particolar modo le procedure selettive per assumere personale nella sanità». E questo «non solo al fine di ampliare il consenso elettorale ma anche allo scopo di `scambiare´ favori ai politici di pari schieramento che governano Regioni limitrofe, come è il caso della Puglia e della Campania». E se questo è il quadro, conclude il gip, il «deus ex machina di questa distorsione istituzionale» è proprio il governatore Marcello Pittella.

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