Aggressione razzista a Falerna, la replica del titolare del lido

L’imprenditore Roberto Gallo in una lunga nota racconta una vicenda maturata in luoghi esterni al lido, in un clima completamente diverso e annuncia una contro denuncia

di Tiziana Bagnato
martedì 21 agosto 2018
20:14
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Nessun’aggressione, nessun odio razziale. La versione fornita alla stampa da Roberto Gallo, titolare del lido in cui si sarebbe consumata la lite a colpi di spranga, calci e pugni confuta punto per punto quanto raccontato da Carlos, dominicano in vacanza in Calabria, e Daniela, la compagna in dolce attesa e racconta una storia completamente diversa che si sarebbe consumata in buona parte al di là anche dei luoghi indicati e incorniciata in un contesto completamente differente.


La coppia, insieme alla suocera, avrebbe sì cenato nel lido, apprezzandone tra l’altro le portate e non lamentandosene come raccontato da Carlos. «Non solo ha gradito il servizio offerto – racconta nella sua lunga testimonianza il proprietario del Riva - ma sono stato personalmente avvicinato dalla signora anziana che era con lui (che ho posteriormente saputo essere la madre della compagna) la quale più volte si è complimentata sia del locale che del servizio ed in particolar modo del cibo gustato».


«Ma v’è di più - si legge ancora nella nota - in quanto da plurime indicazioni testimoniali emerge come le presunte persone offese si fossero intrattenute presso il bar Gillian, sempre di mia proprietà, sin dalle 19:00 del 15 agosto 2018 a bere della birra. Per poi recarsi a cena nell’adiacente ristorante Riva. Tant’è gli stessi sono stati all’interno del locale dall’inizio della cena (intorno alle 21:30/22:00) sino alle prime ore del mattino del 16 agosto 2018, spostandosi dopo la chiusura del ristorante presso il parcheggio del locale».


«Ciò trova conferma, ossia il loro attardarsi presso il mio locale, dalla circostanza che io, ben prima del litigio all’interno del parcheggio, aveva chiuso il ristorante e mi ero diretto presso la mia abitazione per riposare. Ciò significa che la loro permanenza presso le mie strutture è proseguita sicuramente dopo le 02:00 del 16 agosto 2018. Quindi – incalza Gallo - nonostante il signor Mercedes Mieses Carlos Jose’ affermi di essere stato oggetto di alcuni comportamenti sgradevoli, in egual modo ha deciso di trascorrere oltre 5 ore all’interno della mia struttura recettiva, spostandosi dal bar del lido al ristorante per poi sostare nel parcheggio».


«Ed in effetti l’evento narrato dal dominicano si è verificato – racconta ancora il titolare- non all’uscita dal ristorante, che era chiuso, ma dopo che lo stesso, unitamente alla propria compagna ed alla suocera, una volta chiuso il ristorante si sono stranamente intrattenuti nel parcheggio ove poi è successo il litigio. Parcheggio che si trova a pochi metri dal bar, Gillian (primo luogo ove le presunte persone offese si sono recate per bere della birra) all’interno del quale v’erano alcune persone, tra cui una dipendente, testimoni oculari dell’accaduto, in grado di smentire il calunnioso racconto della presunta persona offesa, come detto posteriore alla loro sosta presso il ristorante, ove si ribadisce, giammai, il sig. Mercedes Mieses Carlos Jose’ ebbe a subire delle aggressioni verbali di natura razziale che atteso il pieno del locale (all’interno del quale, v’erano degli appartenenti alle forze dell’ordine) sarebbe stato sicuramente notato dagli ospiti o dal sottoscritto che non ha ricevuto alcuna segnalazione in tal senso».


«Ecco – precisa Gallo - facendo un piccolo passo indietro, come in prima istanza il racconto che la presunta persona offesa ha reso circa una presunta discriminazione razziale già patita al momento della cena trova plurime smentite, non solo da parte del sottoscritto (sempre presente e vigile all’interno della struttura), e da parte dei suoi dipendenti ma anche da parte di alcuni appartenenti alle forze dell’ordine che, come prima anticipato, quella sera stavano cenando presso il ristorante e che non hanno notato alcunché di anomalo da parte dei miei dipendenti, ma solo la circostanza, a me riferita anche da diversi camerieri, che il dominicano quella sera non solo avesse alzato il gomito con il vino, ma che anche avesse avuto atteggiamenti un po’esuberanti nei confronti della propria compagna, che, nonostante fosse incinta, anche lei aveva bevuto del vino».


«Per come riferitomi quella sera gli stessi ebbero a bere al tavolo ben tre bottiglie di Chardonnay Bianco da 75 cl, due durante i pasti ed una dopo aver bevuto il caffè. Ciò sembra anomalo per una coppia in attesa di un bambino ed in presenza di una signora di settant’anni. Ma non finisce qui, in quanto risulta dallo scontrino e dal report della prenotazione come i detti clienti ordinarono dopo cena altre due bottiglie di Chardonnay Bianco. In qualunque caso, la prolungata presenza presso i locali (ristorante Riva e Bar Gillian) per svariate ore, per bere e mangiare, cozza – fa notare ancora Gallo - inevitabilmente con la parte della sua propalazione, ove lo stesso narra di essere stato oggetto di attacchi razzisti da parte di uno dei camerieri».


«Tale dato – prosegue la nota - non solo trova clamorosa smentita nell’oggettiva presenza continuata presso il locale (come detto prova principe della sua falsità, in quanto ove fosse stato sdegnato, avrebbe lasciato il locale o avvisato immediatamente le forze dell’ordine) sia nella circostanza che lo stesso, pur avendomi conosciuto quella sera, mai mi ha chiamato per riferirmi un presunto atteggiamento razzista all’atto del servizio. Anche il riferimento al dato che i miei dipendenti non gli vollero consegnare la carte dei dolci è altro elemento oggettivo che qualifica nei termini di falsità il suo racconto».


«Ciò in quanto il ristorante Riva non possiede la carta dei dolci, proprio perché nel menù generale vi sono indicati genericamente i dolci del giorno che poi vengono rappresentati ai clienti al momento della loro richiesta in quanto variano giorno per giorno, mentre gli unici dolci fissi sono i gelati ed i tartufi. Quindi tutti coloro che, a fine cena o indipendentemente dalla cena, intendono gradire un dolce, ricevono le indicazioni solo verbalmente dal cameriere in base alla disponibilità quotidiana della pasticceria che ci rifornisce i dolci, in quanto, è bene ribadirlo, il ristorante, per tale motivo è privo della c.d. carta dei dolci. Ciò smentisce ancora una volta il racconto calunnioso e falso del Mercedes Mieses Carlos Jose’ quale, non so a quale scopo, sta cavalcando l’onda del presunto odio razziale per screditare me ed alla mia impresa economica».


A rimarcare poi come logiche di tipo razziale siano lontane anni luce dal suo modo di agire Gallo fa notare di gestire un mercatino multietnico e di essere quotidianamente «a contatto con persone di diverse etnie, tant’è che presso le mie attività sono regolarmente assunti da diversi mesi due operai extracomunitari che mai hanno rappresentato di essere stato oggetto di discriminazione, con i quali, anzi quotidianamente, collaboriamo gomito a gomito».


«Ho ascoltato i miei dipendenti – racconta ancora l’imprenditore falernese - le cui posizioni sono al vaglio degli inquirenti, i quali hanno escluso categoricamente di aver aggredito il cittadino dominicano, ma solo di essere intervenuti (lì presenti, il guardiano, al fine di controllare il locale e prevenire possibili furti) a difesa della compagna del Mercedes Mieses Carlos Jose’ il quale litigava animatamente con la stessa. I medesimi mi hanno riferito soltanto di cercato di calmare l’odierno denunciante e sono stati da lui aggrediti ed ingiuriati e dunque costretti a difendersi. Tant’è che uno di loro racconterà come il dominicano sia sceso furioso dalla sua autovettura per aggredirlo, togliendosi l’orologio e risvoltandosi le maniche della camicia, a mo’ di preparazione di un’aggressione, sventata solo dalla presenza di altri soggetti intervenuti solo per contenere la veemenza del dominicano. Tra gli intervenuti sottolineo la presenza di un cittadino proveniente dal Marocco, a prova del fatto che non vi è stata alcuna aggressione di carattere xenofobo».


Anche la suocera non sarebbe stata aggredita, anzi, avrebbe «subito la lesione anche lei per contenere le furie del compagno della figlia e scivolando per strada. Ciò ovviamente non è solo frutto del racconto dei dipendenti coinvolti nella vicenda penale oggi attivata dalla denuncia del dominicano, ma dalla voce di altri testi oculari che narrano un episodio ben diverso da quella riportato su tutte le testate giornalistiche».


«Ovviamente, nel precisare che non è questa la sede deputata per celebrare i processi, è doveroso, a distanza di qualche giorno, intervenire a tutela non solo del mio nome e dell’azienda che rappresento, ma di Falerna e soprattutto di tutta la Calabria che mai può essere etichettata e ritenuta regione razzista, proprio per la sua grande capacità di accogliere coloro che sono più sfortunati di noi, ma che con il lavoro e con l’impegno hanno dimostrato di non essere secondi a nessuno».


«Concludo il mio comunicato stampa rappresentando che nei prossimi giorni sarà depositata una denuncia querela nei confronti del cittadino dominicano e nei confronti di tutti coloro che, per avere un momento di notorietà, hanno espresso giudizi ingiuriosi e minacce sui social network ed in particolare il sig. V. M. il quale ha riportato la notizia, suscitando una marea di offese nei miei confronti e nei confronti di tutti i calabresi, devastando l’immagine della Calabria, ergendosi illecito giudice di un fatto ritenuto acclarato, ma che così non è e sarà presto dimostrato».


«Sono propri gli ipocriti commentatori dei social - afferma ancora l’imprenditore - che creano un regime di odio e violenza, tant’è che oggi, 20 agosto 2018, alle ore 12:45 sono stata vittima di insulti e minacce da soggetto che mi ha contattato alla presenza di testimoni sulla mia utenza cellulare rivolgendomi i seguenti epiteti: “razzista di m… vieni fuori che ti rompo il …” ripetendo, almeno due volte la frase e poi bloccando la sua utenza ed impedendomi di contattarlo. Ciò al fine di rappresentare le conseguenze delle azioni illecite poste in essere nei miei confronti».


«Si invitano anche i vari rappresentanti delle diverse forze politiche che in alcuni casi hanno espresso, senza sentire alcuna controparte, delle sentenze definitive, condannando in partenza i presunti aggressori sulla base di una unilaterale rappresentazione della vicenda, a visitare il locale e la zona in cui esso è calato (come detto nell’ambito un mercatino multietnico) al fine di valutare l’esistenza effettiva di un pregiudizio razziale. Fiducioso in una pronta risoluzione della vicenda, che tanto sta infangando la bontà di una terra che ha sempre fatto dell’integrazione un suo carattere distintivo, vi offro queste brevi righe con la speranza che, anche grazie alla visione delle telecamere, venga stabilità la verità e ridata la dignità a persone evocate con epiteti di sdegno che sicuramente non meritavano».

 

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Tiziana Bagnato
Giornalista
Lametina, laureata in Scienze della Comunicazione con indirizzo Giornalismo alla Lumsa di Roma, Tiziana Bagnato ha sempre affiancato la carta stampata all’ambito televisivo. Dopo aver lavorato nell’emittente regionale Calabria Tv e per diversi anni per il quotidiano Calabria Ora, poi L’Ora della Calabria, è approdata nell’emittente St Television e sul quotidiano Il Garantista di cui è ancora firma. 
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