Crotone, due morti in mare che da tredici anni attendono giustizia - VIDEO

La storia di Giusi Perziano, che nel 2005 ha perso il marito, vittima di un tragico incidente insieme ad un collega mentre riportavano un peschereccio da Trapani

di Giuseppe Laratta
8 aprile 2018
09:54
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Sono tanti gli interrogativi che si pone Giusi Perziano, moglie di Antonio Romano, a tredici anni dalla sciagura che ha colpito la sua famiglia. Il marito, insieme ad Antonio Aiello, morì in mare il 6 gennaio del 2005 mentre stava traghettando a Crotone un peschereccio da Trapani. I due, esperti del mare, partirono dalla Calabria qualche giorno prima alla volta della Sicilia per portare nel porto pitagorico l'imbarcazione. Le condizioni meteo non erano ottimali, e infatti navigarono da sud alla volta di Crotone; una volta giunti davanti a Capo dell'Armi, nello specchio d'acqua davanti Lazzàro – frazione di Motta San Giovanni, nel reggino – lanciarono il Mayday, ovvero la richiesta di soccorso poiché il peschereccio imbarcava acqua.

 

A rispondere fu la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, che subito si mobilitò per andare in aiuto; giunti, però, sul posto segnalato, non trovò nessuna imbarcazione. Infatti, la stessa era già affondata, e i due marinai furono ritrovati dopo due giorni verso Catania, con addosso ancora i giubbotti salvagente e i documenti. Fu fatta l'autopsia sui corpi e non fu trovata acqua nei polmoni: non morirono affogati, ma per ipotermia; essendo inverno i loro corpi non potettero stare così tante ore in un'acqua ghiacciata. A questo si aggiunse il fattore correnti, che li trascinarono fino alle coste catanesi.

 

Si aprì un processo per omicidio colposo, a carico dei venditori e degli acquirenti del peschereccio, che però è andato in prescrizione. Da qui parte la storia di Giusi Perziano: i dubbi che la tormentano sono vari, come per esempio le modalità di soccorso. Quello che si chiede è se, allora, gli uomini della Capitaneria misero in moto tutta la macchina dei soccorsi per cercare i due dispersi, o se fu un'operazione blanda. Inoltre, da quanto ha affermato durante l'intervista, dal procedimento penale non è uscito un colpevole del disastro; dunque, non c'è nemmeno chi ha la responsabilità di tutto ciò. A tutto questo, bisogna anche aggiungere che non è stato possibile recuperare l'imbarcazione per effettuare i rilievi e capire come e perchè imbarcava acqua. Da quanto riferito da Giusi, il peschereccio, già durante la navigazione, aveva questo problema.

 

Dubbi e perplessità che riecheggiano ancora dopo tutti questi anni in una famiglia distrutta dalla perdita di un caro. A loro, si può immaginare, anche il dolore della famiglia dell'altro marinaio. La speranza è che si possa riaprire il caso e dare loro tutte le risposte che cercano da quel maledetto 6 gennaio 2005.

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Giuseppe Laratta
Giornalista

Giornalista pubblicista dal 2015, inizia a muovere i primi passi a 16 anni approdando a Radio Studio 97, emittente radiofonica a copertura provinciale, in qualità di regista, speaker e dj, c...

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