Bagnara, un paradiso violentato dal degrado e un porto divenuto discarica

VIDEO | La devastazione di un comprensorio dove il profumo della brezza marina si scontra con il tanfo dei rifiuti che marciscono in mezzo alla terra: «Dai vecchi materassi agli infissi rotti, qui gettano di tutto»

di Francesco Altomonte
8 settembre 2019
12:03
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Il piccolo porto di Bagnara
Il piccolo porto di Bagnara

Il verde intenso della fitta vegetazione che ricopre le colline e quella macchia incolore e informe che solo una discarica a cielo aperto può avere; il profumo inebriante della brezza marina e il tanfo insopportabile dei rifiuti che marciscono in mezzo alla terra. Bagnara è anche questo: una piccola perla incastonata tra costoni di roccia che si tuffano nel mare tirreno, un piccolo paradiso violentato dall’incuria e la cattiva gestione del territorio. Il nostro viaggio per documentare la devastazione di questo luogo inizia dalla parte più alta della cittadina della Costa Viola.    

Una discarica a cielo aperto

«Ci troviamo tra le frazioni di Pomarelli e Pellegrina – spiega Tonino Arduca, ingegnere ambientale e ambientalista – Questa è una discarica a cielo aperto e il percolato prodotto dai rifiuti poi va a finire nell’impluvio che alimenta le falde dell’acquedotto e buona parte va a finire a mare». Percorriamo la strada che porta dalla frazione di Pomarelli a quella di Pellegrina. Pochi chilometri e nel bel mezzo della Statale 18, nella zona di Grimoldo, ci imbattiamo in un’altra discarica, una terrazza naturale affacciata sul mar Tirreno coperta da immondizia di ogni genere: dal sacchetto lanciato dai finestrini a frigoriferi, tavoli e sedie di plastica, cartoni e ombrelloni.

Il porticciolo di Bagnara

Continuiamo a scendere verso il centro di Bagnara, ma prima facciamo una piccola deviazione verso la frazione di Solano. «Questo è un punto che per circa 500-600 metri – dichiara l’ambientalista Edmondo Caruso – i cittadini incivili buttano qualsiasi cosa: da finestre a materassi, un po’ di tutto». Il nostro viaggio termina al porto cittadino. Da una parte il costone che degrada verso il mare, un tratto di costa dove arriva il percolato della discarica di Pellegrina. Una parte del bellissimo porticciolo di Bagnara è stato dissequestrato solo da alcuni mesi. Le banchine sono ancora piene di rifiuti di ogni genere, anche pericolosi. E chi ha investito in attività commerciali dentro o a ridosso dello scalo cerca di puntare i riflettori su questo problema. «Il porto è abbandonato da anni – afferma Antonio De Maio – proprietario di un ristorante appena fuori allo scalo – i cittadini per questo motivo vengono qui a buttare l’immondizia, così come i pescatori».

Richieste d’intervento

Dello stesso avviso anche Vincenzo Foti, membro di una famiglia di imprenditori del turismo che ormeggiano nel porticciolo di Bagnara la loro barca che usano per portare i turisti alle isole Eolie e su e giù per la Costa viola. «Io parlo a nome di tutti quelli che vivono il nostro bellissimo porto – dichiarato Foti – da quelli che fanno turismo ai pescatori – In questo momento il porto versa in condizioni pessime, a causa della sporcizia e dell’incuria. Spero che si intervenga il prima possibile: questi cumuli di rifiuti non sono un buon biglietto da visita per i turisti che scalano qui».

 

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Francesco Altomonte
Giornalista
Francesco Altomonte è un giornalista attratto dal lato oscuro dell'animo umano. La cronaca nera è la sua passione, per questo motivo è ritornato a vivere in Calabria dopo 12 anni di peregrinazione. Ama leggere, raccontare, investigare. Esattamente in quest’ordine. Per 10 anni è stato redattore nei quotidiani regionali “Calabria Ora” e “Garantista”, nonché corrispondente per agenzie di stampa e giornali nazionali dalla sua terra. Dal 2017 è corrispondente di cronaca nera e giudiziaria, dalla piana di Gioia Tauro, per la “Gazzetta del Sud”.
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