San Nicola Arcella, centinaia di pesci morti a pochi metri dalla riva

VIDEO | Un filmato girato da alcuni persone a bordo di un’imbarcazione ritrae l'inspiegabile fenomeno. In corso verifiche per fare luce sull'accaduto

di Francesca  Lagatta
sabato 1 settembre 2018
09:25
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Pesci morti a San Nicola Arcella
Pesci morti a San Nicola Arcella

Pesci morti e galleggianti, a decine, forse centinaia, in uno specchio d’acqua che fa da cornice alla spiaggia Marinella di San Nicola Arcella, ancora affollata dai turisti per gli ultimi scampoli di estate. È questo il contenuto di un video registrato da alcune persone del posto che si trovavano nei pressi del ritrovamento a bordo di un piccolo scafo.
I due naviganti hanno prontamente immortalato la scena e subito dopo hanno inoltrato foto e video all’associazione ambientalista Italia Nostra, presieduta da Roberto Laprovitera.


«Effettivamente – dice Laprovitera alla nostra redazione – è un fatto molto strano. In un primo momento si è parlato di una pratica, tra l’altro illegale, che vedrebbe i pescatori gettare in mare il pesce di scarto, quello considerato di bassa qualità, dopo averlo pescato, in barba alle direttive Ue. Ma per capire davvero di che cosa si tratti ci rimettiamo nelle mani degli enti preposti al controllo».


In effetti l’associazione ambientalista, onde evitare di creare inutili allarmismi, ha a sua volta inviato la documentazione riguardante l’insolito fenomeno alla Guardia Costiera di Maratea. «Non è compito nostro dare spiegazioni - continua Laprovitera - ma abbiamo fatto ciò che ci compete e cioè avvertire chi di dovere. Era l'unica cosa che potevamo fare».
A chi prova ad insinuare una possibile moria dovuta a inquinamento, il presidente di Italia nostra della sezione altotirrenica impone l'alt: «Non c'è un solo elemento che rimandi a possibili epidemie e oltretutto al momento non ci risultano altri episodi simili. Però ci piacerebbe che la Guardia Costiera, unitamente agli uffici interessati alla tutela dell'ambiente, facessero luce sull'accaduto. Potrebbe essere tutto o niente. Basterebbero anche pochi prelievi in quel tratto di mare per capire se le acque siano infette o se si sia trattato di un episodio isolato riconducibile alla condotta scellerata di un singolo».

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.

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