Un tuffo dove la fogna è più blu. Lo scandalo del lido comunale di Reggio

VIDEO | Le acque sarebbero interdette alla balneazione ma in tanti si rifiutano di rispettare il divieto fidandosi del colore dell’acqua e non dell'ordinanza della Capitaneria. La struttura in alcuni punti sta cadendo a pezzi e le vecchie cabine vengono usate come vespasiani. FI annuncia di rivolgersi al prefetto Di Bari se l'amministrazione non interverrà anche sulla depurazione

di Angela  Panzera
sabato 11 agosto 2018
12:49
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Il lido comunale di Reggio
Il lido comunale di Reggio

Il lido comunale si conferma come il centro di maggiore interesse per i reggini durante la stagione estiva. Nonostante sventoli la bandiera rossa - che indica il divieto di balneazione - turisti e i residenti frequentano la struttura. L’Arpacal, ai primi di giugno, ha classificato le acque come “scarse” e il Comune, con ordinanza sindacale del 15 giugno, è stato costretto a imporre il divieto e la capitaneria di Porto ha affisso i cartelli con cui si vieta la balneazione.


C’è chi però non ci crede e non ci vuole credere e il bagno lo fa ugualmente. «L’acqua è pulita - dice una signora - basta con queste campagne di denigrazione del nostro mare e della città. Nello Stretto ci sono le correnti - afferma sicura - quando si sporca basta aspettare un po’ e poi ritorna pulita».
Sono in tante le persone, infatti, che, nonostante il report dell’Arpacal e l’ordinanza del sindaco Giuseppe Falcomatà, non intendono sentire ragioni.

La struttura - data in gestione a un privato per la stagione estiva - si presenta con una parte di spiaggia piena di ombrelloni e lettini, ovviamente a pagamento. Anche per entrare si deve pagare: due euro. In teoria si dovrebbe e si potrebbe “prendere” solo il sole considerato il non corretto funzionamento degli scarichi fognari, nell’alveo fluviale sotto via “Roma” che sbocca proprio nell’area del lido comunale.

 

Altri problemi poi, che riguardano la struttura sono il degrado e l’incuria. Come documentato nel nostro servizio del 13 maggio scorso, molte di quelle che dovevano essere le cabine, da affittare a chi voleva trascorrere l’estate in città, sono delle latrine a cielo aperto. L’odore è nauseabondo. «Per quelle del piano di sotto – ci dice un affittuario- i costi sono di 360 euro a cabina; ma qui è uno schifo. La tua magari è pulita, ma quelle accanto sono sporche e rotte». Per non parlare delle scale che portano al secondo piano: calcinacci ovunque, ferri arrugginiti, l’intonaco cade a pezzi.

 

Del progetto di riqualificazione della struttura, tanto annunciato dal Comune, non se ne vede neanche l’ombra. Come non si comprende che cosa intenda fare, sempre Palazzo San Giorgio, dopo che la Soprintendenza ha posto il vincolo di interesse storico per le cabine ubicate nella zona sud. Vi è un “rimpallo” di compiti e responsabilità che di fatto porta alla totale paralisi istituzionale.

 

Sulle condizioni in cui versa il lido e sul divieto di balneazione, il 16 giugno scorso i consiglieri di Forza Italia, Mary Caracciolo, Lucio Dattola e Pasquale Imbalzano, avevano presentato un'interrogazione a risposta scritta all’amministrazione Falcomatà.
«Sono passati i trenta giorni previsti dalla legge ma, ancora non abbiamo ricevute risposte - ha dichiarato alla nostra testata il consigliere Pasquale Imbalzano. Questa è la dimostrazione dell’inerzia e dell’incapacità ad amministrare della maggioranza. Noi chiediamo - continua il consigliere comunale - che cosa intenda fare il sindaco sia per il degrado del lido, che è sotto gli occhi di tutti, sia per la depurazione delle acque considerato che è lui ad avere la delega su questo specifico aspetto.

 

Nel mare continua a scaricare la fogna; sono gli stessi cittadini a segnarlo sia a noi che sui social network. È una situazione imbarazzante e di degrado assoluto, di incuria e di abbandono. Insisteremo ancora- ha concluso Imbalzano- affinché venga data risposta per le azioni che si intendono intraprendere in futuro. Se ciò non dovesse sortire effetto ci rivolgeremo anche al Prefetto reggino, Michele Di Bari».

 

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