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Pasquale Motta

Oliverio incatena il Governo

Con l’incontro di ieri, cessa la polemica dei giorni scorsi e si registra l’intesa tra Oliverio e Lorenzin. Cessa anche lo scontro PD e AP. Beatrice Lorenzin ed Antonio Gentile, sono schierati sulla stessa linea nel dibattito apertosi nella Direzione nazionale di AP per la scelta delle alleanze elettorali. Dopo l’incontro di ieri il re è nudo: è solo il Consiglio dei Ministri che dovrà dipanare la matassa. Il Governo non potrà confutare o smentire i dati ufficiali che certificano il fallimento del commissariamento della sanità calabrese. Ora è Palazzo Chigi nell’angolo

di Pasquale Motta
mercoledì 6 dicembre 2017
12:38
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“Il Ministro Lorenzin ha condiviso le nostre preoccupazioni ed ha assunto formale impegno di relazionare sulla grave situazione della sanità calabrese al consiglio dei Ministri”  E’ questo il passaggio più significativo delle dichiarazioni del Presidente Mario Oliverio a conclusione dell’incontro con la Ministra della Salute.

 

L’impegno assunto dalla Lorenzin è, dunque, il dispositivo conclusivo del faccia a faccia tra Regione e Ministero.  E’ la prima volta che sulla vicenda Sanità – Calabria la Lorenzin assume un “formale impegno”.  Finalmente, si passa dalle dichiarazioni stampa agli atti ufficiali nelle sedi istituzionali preposte.


Intanto, con l’incontro di ieri, cessa la polemica dei giorni scorsi e si registra l’intesa tra Oliverio e Lorenzin. La vicenda della sanità calabrese non è più oggetto del contendere tra PD ed AP. Né si può ipotizzare un dissenso tra il Ministro ed il Sottosegretario calabrese, vice coordinatore nazionale del suo stesso partito.


Entrambi, Beatrice Lorenzin ed Antonio Gentile, sono schierati sulla stessa linea nel dibattito apertosi nella Direzione nazionale di AP per la scelta delle alleanze elettorali. Per loro la Calabria non è divisiva, anzi, è un punto di unità e di forza.

 

Il “formale impegno” assunto dalla Lorenzin fa cadere, quindi , l’alibi della presenza di un veto da parte di AP su Oliverio Commissario.


Del resto, già in occasione dell’approvazione della norma legislativa che prevede la possibilità di nominare a Commissario il presidente della Regione, la polemica dei parlamentari del partito di Angelino Alfano era indirizzata verso il governatore campano De Luca e non nei confronti di Oliverio e della Calabria .


Dopo l’incontro di ieri il re è nudo: è solo il Consiglio dei Ministri che dovrà dipanare la matassa. In quella sede, di fatto, la Lorenzin è portavoce delle ragioni del “tavolo interministeriale Adduce” , della Conferenza dei sindaci e delle Provincie calabresi, della Regione Calabria. Certamente il Governo non potrà confutare o smentire i dati ufficiali che certificano il fallimento del commissariamento della sanità calabrese. Ora è Palazzo Chigi nell’angolo.


Oliverio ha fatto fino in fondo la sua parte. Non deve più neanche incatenarsi. Ha compiuto con rigore ed autorevolezza un’operazione verità a tutela del diritto che la Carta Costituzionale Repubblicana garantisce anche ai suoi corregionali: avere accesso per le cure ad un servizio sanitario efficiente e sicuro anche in Calabria.


E’ stato fin troppo chiaro che ieri Oliverio non è andato a Roma a rivendicare per sè o per qualche suo amico il posto dell’ingegner Massimo Scura. Non ha proposto nemmeno il ritorno alla gestione ordinaria. Ha soltanto chiesto l’abolizione dell’Ufficio del Commissario e la rinegoziazione del Piano di Rientro.


In sostanza, ha posto il problema di mitigare le tasse a carico dei calabresi e prevedere il rientro dal deficit sanitario in maniera compatibile con la possibilità di garantire almeno i livelli essenziali di assistenza.

 

La partita , dunque, non si gioca più tra la Calabria e Roma ma tra il Ministro della Salute ed il suo Governo.  Sarebbe irresponsabile che, nella riunione del Governo dopo la esposizione della Lorenzin, il Presidente Gentiloni e la schiera dei ministri replicassero con la proposta della riconferma di Scura o di un semplice cambio nominalistico alla guida della gestione della sanità calabrese.

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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