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Pasquale Motta

Caso Report, forse a dimettersi dovrebbe essere l’intera Giunta regionale

Nella vicenda in questione, non ci siamo limitati a circoscrivere le responsabilità del disservizio a danno degli studenti disabili della provincia di Catanzaro alla sola Roccisano ma, semmai, abbiamo allargato le responsabilità all’intera azione di governo della Giunta Regionale

di Pasquale Motta
mercoledì 2 novembre 2016
17:21
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Qualcuno ci ha confuso come i difensori d’ufficio dell’assessore Federica Roccisano, chiaramente nel furore della rete è difficile che gli urlatori di professione abbiano la lucidità necessaria (e la pazienza), per leggere e analizzare un pezzo fino alla fine. Se lo avessero fatto, avrebbero capito che noi non difendiamo proprio nessuno, semmai, siamo più radicali nella critica alla politica di tanti altri che solitamente abbaiano alla luna. Capisco anche che le convinzioni politiche del sottoscritto, convinzioni  mai celate peraltro, inducono molti a giudicare quello che scrivo, non dal reale contenuto, ma da quello che sono stato e sono, non sarebbe la prima volta, ma questa è un’altra storia. Stiamo ai fatti.  

 

Nella vicenda in questione, non ci siamo limitati a circoscrivere le responsabilità del disservizio a danno degli studenti disabili della provincia di Catanzaro alla sola Roccisano ma, semmai, abbiamo allargato le responsabilità all’intera azione di governo della Giunta Regionale. Bastava prestare attenzione agli interrogativi che abbiamo posto in quell’editoriale per capire che il nostro non era un pezzo di difesa ma di attacco. Eravamo e siamo convinti che, la vicenda denunciata dal servizio della Gabanelli, s’inquadri nel fallimento della politica calabrese e nella sua incapacità ad affermare qualsiasi azione di riforma e di efficientamento della pubblica amministrazione. Facile individuare il capro espiatorio nell’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, grazie anche alla sua gaffe mediatica e alla sua maldestra intervista con i giornalisti di Report. Di più, noi crediamo che qualcuno nella Babele correntizia del PD stia cercando di utilizzare questa vicenda per far fuori la Roccisano e occupare quella casella. In politica tutto è possibile, ma ciò non darebbe nessuna risposta all’indignazione dell’opinione pubblica per il disagio arrecato ai giovani disabili catanzaresi.

 

Ma torniamo alla vicenda Report.  Da 11 mesi Provincia di Catanzaro e Regione Calabria non riescono a calibrare il passaggio di competenze che prevede, tra gli altri, anche il servizio di trasporto degli studenti disabili. Questo corto circuito istituzionale ha prodotto  un danno agli studenti disabili della provincia catanzarese e alle loro famiglie. Tutto ciò, ha un solo significato: la politica non riesce a mettere ordine nei rimpalli della burocrazia, uno dei mali endemici della Regione Calabria. Se il problema è questo, a dimettersi non dovrebbe essere l’assessore regionale, ma dovrebbe fare un passo indietro l’intera compagine amministrativa.

 

Registriamo invece, in queste ore, lo strano silenzio del Presidente della Giunta Regionale, del segretario del PD e di altri esponenti di governo. Riteniamo invece che, fin dal primo momento, avremmo dovuto sentire da parte dei vertici regionali delle prese di posizione nette: la dichiarazione del proprio fallimento, l’eventuale richiesta di scuse alla Calabria e ai ragazzi disabili coinvolti, oppure qualcuno avrebbe dovuto indicarci chiaramente i nomi e le funzioni di coloro che hanno bloccato il sistema. Tutto ciò non è avvenuto. Tutto ciò va condannato.

 

Per il resto abbiamo le nostre convinzioni su tutte le gogne mediatiche in genere e ci riporta col pensiero a circa 2000 anni fa, quando il popolo fomentato dai “capi popolo” di allora (oggi diremmo opinion leader), gridò a squarciagola: “Barabba Barabba!!!!”

 

Pasquale Motta

 

Video editoriale:

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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