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Pasquale Motta

A Cantiere Calabria buoni propositi ma pochi fatti

A kermesse in corso, ci siamo permessi di evidenziare il punto debole dell’iniziativa andata in scena all’Unical: “la connessione tra parola e fatti”. Molti dirigenti democrat, si sono impegnati a decantare il valore quasi taumaturgico di un convegno che, seppur di livello alto, rimane comunque, semplicemente un convegno

lunedì 18 settembre 2017
17:03
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Cantiere Calabria all’Unical
Cantiere Calabria all’Unical

Cantiere Calabria è stata un'ottima kermesse di contenuti, un'eccellente tribuna mediatica, una buona opportunità per comprendere su quali settori investire in decisioni amministrative e di governo e quant’altro. Tutto lodevole, non c’è dubbio. Anche se, tutto noto da tempo. E comunque, va bene così, d’altronde, la politica, soprattutto alla vigilia delle elezioni, ha bisogno anche di momenti autocelebrativi. L’importante che non si perda il senso della realtà che, spesso,  in Calabria, forse per un difetto antropologico, si smarrisce. A kermesse in corso, ci siamo permessi, dunque, di evidenziare il punto debole dell’iniziativa andata in scena all’UNICAL: “la connessione tra parola e fatti”.

 

Concetto sul quale  brillantemente si è soffermato il Ministro degli Interni, Marco Minniti, nel suo intervento di chiusura della tre giorni voluta dal Presidente della Giunta Regionale. Minniti, infatti, lucidamente consapevole che i fatti, siano il punto debole rispetto alle parole pronunciate nelle varie sale dell’ateneo calabrese ha insistito molto su questo concetto nel corso del suo discorso di chiusura. Un concetto che, a quanto pare, contrasta fortemente con le dichiarazioni trionfalistiche di alcuni esponenti sia di  di primo piano che di secondo piano del PD calabrese. Molti di questi dirigenti democrat, infatti, si sono impegnati molto,  nelle stesse ore della kermesse e, dopo, a decantare il valore quasi taumaturgico di un convegno che, seppur di livello alto, rimane comunque, semplicemente un convegno.

 

Chiaramente nessuno, sano di mente, può immaginare che noi possiamo avere una posizione pregiudiziale nei confronti della Giunta Regionale e, in particolare, verso il presidente Mario Oliverio, anzi, non abbiamo mai nascosto la nostra lunga apertura di credito sulla sua esperienza di governo nella quale, come la gran parte dei calabresi avevamo riposto speranza e fiducia. Un’apertura di credito, quella concessa al Governatore che, spesso, ci ha messo nel mirino delle critiche e degli insulti, di quella “stampa libera” (sic), la quale invece, non ha risparmiato pesanti critiche fin dai primi vagiti del governo Oliverio, spingendosi fino al punto di manipolare le informazioni. Le nostre obiezioni, dunque, sono oggettive e costruttive. Sono sollecitazioni che arrivano dopo tre anni di governo. Una stampa libera, una stampa seria, deve fare questo, niente di più niente di meno.

 

Sulla tre giorni rendese, abbiamo espresso qualche perplessità. Abbiamo evidenziato, sostanzialmente,  che a distanza di tre anni, la Giunta Oliverio, parallelamente a una giusta politica di pianificazione e programmazione per obiettivi di lungo termine, non è riuscita a mettere in campo un’efficace azione d’intervento, una terapia d’urto, capace di aggredire le vere emergenze che stanno portando la nostra regione ad esalare l’ultimo respiro. E’ amaro constatarlo, ma questo, purtroppo, è un fatto.

 

L’ultimo anelito di vitalità del pil pro capite, per esempio, secondo dati resi noto dalla Camera di Commercio di Cosenza qualche ora fa, è del 2013. Oggi il Pil pro capite calabrese è di 17mila euro, ben 22 mila euro in meno, rispetto a quello della Regione più virtuosa, il Trentino Alto Adige, che viaggia sui 39mila euro. Un abisso. Secondo Eurostat, la situazione occupazionale della Calabria continua a peggiorare, con cifre da far tremare i polsi. Siamo sul piano occupazionale la regione più disastrata d’Europa. In Europa la media occupazionale dei cittadini è del 71% in Calabria, invece, è del 39%. Ci sono settori dell’economia completamente paralizzati, come per esempio l’edilizia. Per non parlare di servizi e qualità della vita. Uno studio dell’organizzazione umanitaria internazionale  Save the Children ci dice che, al 63% dei bambini calabresi viene negato il diritto alla mensa scolastica. Secondo uno studio di Almalaurea per l’Università della Magna Grecia, ad un anno dal conseguimento del titolo accademico solo il 25% dei laureati riesce a trovare un’occupazione. E potremmo continuare con lo snocciolare dati che provano che ci troviamo in una situazione drammatica. Tali dati in questi tre anni di Governo regionale, ci dispiace constatarlo, non sono migliorati. E, purtroppo, questo è un fatto.

 

E’ evidente dunque che qualcosa non sia andato per il verso giusto in questi tre anni. E’ mancata la terapia d’urto necessaria per smuovere la macchina, per fa ruotare l’economia, per ridare ossigeno a imprenditori e disoccupati. Bastava immettere un po’ di risorse nei meandri dell’economia calabrese con qualche provvedimento ad hoc. Purtroppo è mancata rapidità d’intervento. Dinamicità nella decisione. E, ci scuseranno, il Presidente e la classe dirigente del PD, è mancato soprattutto un certo coraggio e una certa determinazione nel prendere di petto le storiche criticità della nostra terra.

 

Non ci sono dubbi sul fatto che, l’impostazione iniziale della Giunta regionale sembrava muoversi verso la direzione giusta. L’entusiasmo con il quale veniva presentato al centro Agroalimentare di Lamezia Terme il progetto di Garanzia giovani, faceva ben sperare che si fosse intrapresa la strada giusta, quella cioè, di aggredire il problema dei problemi: il lavoro. Poi, anche garanzia giovani si è impantanata nella palude dei ritardi, dei mancati pagamenti, dei soliti intralci della burocrazia. Il lavoro, tuttavia, rimane il vero dramma di questa terra. Ancora una volta citiamo l’intervento di  Marco Minniti all’UNICAL, il ministro sostanzialmente, ha cercato di puntellare proprio i punti deboli dell’azione del governo regionale, individuando nella risoluzione della questione occupazionale l’impalcatura della stessa tenuta democratica:  “lavoro e legalità devono essere l’ossessione del governo” –ha affermato il ministro- “questo è il cuore della questione, su questo si perde e si vince” – ha concluso-. 

 

E’ vero, grandi responsabilità sono da attribuire alla macchina burocratica, ma cosa è stato fatto praticamente per ridimensionare il potere della burocrazia? Cosa è stato fatto per snellire le procedure della PA? La Calabria, aveva e ha bisogno di radicali riforme, tra l’altro annunciate e gridate, ma poi, fatte naufragare da veti e contro veti attuati dei santuari del potere economico e sociale che nella nostra regione si muovono abilmente tra destra e sinistra. 

 

Potremmo continuare nell’elencazione delle promesse disattese, dell’iniziative annunciate e fallite, nelle contraddizioni del rapporto tra governo nazionale e regionale. Sanità, Alta velocità, lo stesso futuro del porto di Gioia Tauro, rimangono punti assai controversi. Ma ci fermiamo qua. Il nocciolo della nostra analisi punta allo stimolo e non alla critica distruttiva. Siamo lontani culturalmente dalla “vocazione al pessimismo” tipica di alcuni calabresi. Oliverio, in sostanza, ha 24 mesi ancora di tempo e nove miliardi di euro da spendere.

 

Può farcela, ma molto probabilmente i frutti si vedranno tra qualche lustro. Ci auguriamo, dunque, che sia in grado di affrontare alcuni problemi con immediatezza, quello del lavoro, è uno di questi problemi. Ci riuscirà? Noi per la Calabria ci auguriamo di si. Nell’attesa, ci auguriamo anche, che la classe dirigente del PD, stia rigorosamente con i piedi per terra. Alcuni segnali elettorali della società calabrese, avrebbero dovuto indurre questa classe dirigente a ragionare sulle cose che non vanno. Un occasione mancata che ci auguriamo venga corretta al più presto. Diversamente si rischia di andare a sbattere irreversibilmente. Come sosteneva qualcuno, “è lo spirito sano che cerca il reale, l’insano si attacca all’irreale”.

 

Pasquale Motta

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