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Cronaca

È tornato in libertà Antonio Cortese il bombarolo della cosca Lo Giudice

Uomo di fiducia del capo clan Antonino Lo Giudice, Cortese è stato scarcerato per scadenza massima dei termini di custodia cautelare

martedì 18 aprile 2017
12:41
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La Corte d’Appello di Reggio Calabria
La Corte d’Appello di Reggio Calabria

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha disposto la scarcerazione di Antonio Cortese (cl.62), difeso dall’avv. Giuseppe Nardo, per scadenza massima dei termini di custodia cautelare.


Cortese era balzato agli onori della cronaca, anche televisiva, allorché fu arrestato (con la coppola in testa) al confine sloveno mentre faceva rientro in Italia dalla Romania, intanto che era ricercato quale autore degli eclatanti attentati alla Procura Generale della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 3 gennaio 2010 e di quello del 26 agosto dello stesso anno alla casa del Procuratore Generale Salvatore Di Landro, da poco in pensione, che per fortuna non fecero vittime ma procurarono solo ingenti danni agli stabili, e per avere collocato un Bazooka, fatto esplodere in aria nella notte prima di essere stato fatto ritrovare dalla polizia, sulle bretelle del Calopinace, destinato all’allora Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone.


Cortese era ritenuto l’uomo di fiducia del capo clan Antonino Lo Giudice, il nano, con il quale si accompagnava abitualmente, anche all’estero, e per conto del quale commise una serie impressionante di reati che, oltre ai tre sensazionali attentati, vanno dalla partecipazione alla associazione mafiosa, alla detenzione di un vero e proprio arsenale (pistole, fucili, bazooka, kalashnikov), alle estorsioni, ai molteplici danneggiamenti agli esercizi commerciali delle malcapitate vittime, sempre mediante l’utilizzo di rudimentali ma micidiali bombe da lui confezionate impiegando bombole di gas, svuotate e riempite di tritolo, bulloni ed altri materiali.


Il Cortese che si trovava ristretto presso il carcere di Milano Opera, è stato condannato alla complessiva pena di 12 anni e 4 mesi di reclusione ed ora attenderà da libero il verdetto della Cassazione.


Nel frattempo il prossimo mese di maggio si celebrerà il processo d’appello a Catanzaro per gli attentati ai magistrati dove il Cortese ha rimediato altri 5 anni e 8 mesi di reclusione e dove anche lì, sempre difeso dall’avv. Nardo, risponde a piede libero.

 

c.m.

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C. M.
C. M.
Giornalista

Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.

 

La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.

 

Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.

 

Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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