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Cronaca

Sopravvissuto alla furia omicida della 'ndrangheta, torna nei luoghi del terrore dopo 24 anni (VIDEO)

L'appuntato Bartolomeo Musicò fu ferito, insieme al collega, dai killer Villani e Calabrò, durante la stagione stragista. Ora fa ritorno nel punto in cui avvenne l'agguato: «Così è cambiata la mia vita»

di Consolato Minniti
sabato 20 gennaio 2018
18:53
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È il primo febbraio del 1994, quando l'appuntato Bartolomeo Musicò viene ferito gravemente da un gruppo di fuoco, mentre è di pattuglia sulla SS 106, assieme al collega Salvatore Serra. L'agguato s'inquadra in una strategia precisa della 'ndrangheta. Qualche giorno prima, sull'autostrada A3, all'altezza dello svincolo di Scilla, vengono uccisi i carabinieri Fava e Garofalo. Si comprende come ci sia una strategia precisa dietro quegli attentati agli uomini dell'Arma. L'allora capo della Criminalpol regionale, Arturo De Felice, afferma che «Reggio si sta confermando la capitale dell'eversione mafiosa». Parole profetiche, ma che dovranno attendere oltre vent'anni prima di poter trovare riscontro. In un primo tempo, infatti, per quegli agguati vengono individuati solo gli autori materiali. Si tratta di Consolato Villani e Giuseppe Calabrò. I due, dopo varie vicissitudini, vengono condannati. Ufficialmente si tratterebbe di azioni isolate, ma le indagini condotte dal pm Giuseppe Lombardo, con il coordinamento del procuratore capo Federico Cafiero de Raho e del sostituto della Dna, Curcio, forniscono una verità diversa: quei fatti furono causati da una strategia stragista di 'ndrangheta e cosa nostra per destabilizzare lo Stato italiano.

 

Ora, a distanza di 24 anni, Musicò è tornato sui luoghi della sparatoria, nei pressi dello svincolo di Saracinello, zona dove sia Villani che Calabrò abitavano con le rispettive famiglie. Noi abbiamo raccolto le sensazioni di Musicò, nel giorno del ricordo della morte degli appuntati Fava e Garofalo. Nel video ci sono anche le dichiarazioni del carabiniere, rilasciate poco tempo dopo l'agguato ai microfoni della trasmissione di RaiDue "Mixer". 

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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