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Cronaca

Omicidio passionale nel Vibonese: da rifare il processo d’appello (VIDEO)

Per il delitto di Monica Alexandrescu, uccisa e bruciata nel 2008, la Cassazione annulla l’assoluzione dell’ex compagno e ordina un nuovo processo

di G. B.
sabato 21 ottobre 2017
12:04
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Corte d’Appello di Catanzaro
Corte d’Appello di Catanzaro

Annullata con rinvio per un nuovo processo la sentenza con la quale l’11 febbraio 2015 la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha assolto Stefan Petru Valea, 45 anni, operaio di nazionalità rumena, dall'omicidio della sua ex compagna, Monica Alexandrescu, anche lei rumena, assassinata a colpi d'arma da fuoco l'8 settembre 2008 a San Gregorio d'Ippona, il cui cadavere fu poi rinvenuto carbonizzato all'interno di un'auto data alle fiamme ritrovata il 14 settembre nelle campagne della zona. In primo grado, in accoglimento delle richieste della Procura di Vibo Valentia, l’imputato era stato condannato a 24 anni di reclusione. 

 

E’ stato così accolto l’appello della Procura generale di Catanzaro contro l’assoluzione. Per la Cassazione vi è la “necessità di una globale valutazione delle modalità di svolgimento del fatto, poiché nessuna convincente risposta è stata offerta nel percorso motivazionale dell'impugnata sentenza, avuto riguardo alla preminente esigenza di apprezzare in una visione d'insieme i diversi elementi indiziari emersi”.

 

Valea è accusato di aver ucciso con cinque colpi di pistola la sua connazionale per motivi passionali, bruciandone poi cadavere per coprire le proprie tracce. L'uomo, secondo quanto emerso all'epoca del suo arresto, non avrebbe accettato la fine della relazione con la giovane Monica e per questo l'avrebbe attirata in una zona poco frequentata, per poi freddarla con più colpi di pistola alla testa, tentando infine di distruggerne il cadavere. A denunciare la scomparsa della 31enne era stato il marito sessantenne di lei, con cui la donna comunque non viveva più da tempo.

 

Per la Suprema Corte, i giudici di Catanzaro hanno trascurato “di considerare, sulla base di un congruo supporto critico-argomentativo, i rilievi critici espressi dalla Procura ricorrente in merito alla serie di elementi indiziari, inerenti principalmente alla crisi del rapporto sentimentale tra Valea Stefan Petru ed Alexandru Monica, alla ricostruzione degli spostamenti del Valea il giorno del fatto, come desumibili dall'esame del contenuto degli sms tra lo stesso, la vittima e altro imprenditore vibonese amante della donna, dalla verifica delle celle telefoniche agganciate tramite i telefonini a loro in uso, dalle dichiarazioni dei conoscenti Motantau-Sebaru, dalle possibilità del Valea di tempestivo raggiungimento del luogo del delitto, dal comportamento del Valea successiva al fatto, dalle modalità di spostamento dell'autovettura della donna”.

 

G.B.

 

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Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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