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Cronaca

‘Ndrangheta: la cena del giudice al ristorante fa “saltare” un’intimidazione a Catanzaro

Operazione Jonny: i clan e la bottiglia su un cantiere vicino alla Cittadella regionale. La lunga lista delle estorsioni nel capoluogo di regione

di Giuseppe Baglivo
giovedì 18 maggio 2017
17:18
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Estorsioni ed intimidazioni a tappetto a Catanzaro anche in orari non notturni. Un’escalation criminale che avrebbe visto per protagonisti diversi catanzaresi affiliati al più potente clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Nel mirino imprese, commercianti, rivenditori e negozianti. E’ Santo Mirarchi, nuovo collaboratore di giustizia ritenuto uomo del clan Arena su Catanzaro Lido, a svelare particolari del tutto inediti sulla storia criminale più recente nel capoluogo di regione. Come quella volta che Nico Gioffrè, ritenuto dalla Dda il principale referente catanzarese del clan Arena di Isola Capo Rizzuto e che aveva pensato di suddividere la gestione criminale di Catanzaro affidandosi a diversi soggetti, aveva consegnato proprio a Santo Mirarchi “una lista con le imprese da “toccare” – svela il pentito – e noi il giorno dopo ci siamo messi in movimento. In particolare – ricorda Mirarchi – partendo con l’auto dall’orto di casa mia ci siamo portati sul cantiere che si trova in prossimità del palazzo della “Cittadella regionale” in località Germaneto, per posizionare su un Caterpillar che c’è sul posto, vicino a un ristorante, una bottiglia incendiaria, mentre un’altra bottiglia incendiaria che avevamo con noi era destinata al cantiere di Antonio Lucia, che era un pò più avanti”.

 

E’ a questo punto che il collaboratore di giustizia svela il motivo per il quale in un primo momento avevano dovuto desistere dal portare a compimento l’intimidazione programmata. “Nell’occasione – racconta Santo Mirarchi - poiché abbiamo visto sopraggiungere presso il ristorante l’autovettura “Punto” bianca dalla quale è scesa il giudice Tiziana Macrì insieme al personale di scorta che si recavano nel ristorante, ci siamo allontanati, evitando di compiere qualsiasi azione e lasciando le bottiglie ai bordi della strada nascosti dall’erba sempre vicino al palazzo della Cittadella regionale”. Il proposito dell’intimidazione non era stato però affatto abbandonato. “Il giorno successivo, intorno alle 19:30-20:00, un pò prima del giorno precedente, quando erano intorno alle 21:00 – svela ancora il collaboratore - ci siamo riportati sul posto, le stesse persone e abbiamo collocato una bottiglia alla Cittadella, su un Caterpillar e l’altra bottiglia al cancello del cantiere di Lucia Antonio posto nel tratto che dal Palazzo della Cittadella va verso il mercato generale”.

 

 

Secondo Santo Mirarchi, in tali operazioni il gruppo poteva contare sulla “collaborazione di Marco Leye che aveva il compito di prendere la benzina e custodirla. Sapeva che era destinata alla predisposizione delle bottiglie che a loro volta dovevano servire per le intimidazioni estorsive ma non faceva domande, né sapeva per conto di chi venivano fatte le estorsioni. Le  bottiglie incendiarie erano tutte confezionate con all’apice un accendino attaccato con lo scotch”.

 

 

La lunga lista delle estorsioni. Con riferimento agli imprenditori  che avrebbero versato somme di danaro – rimarca la Dda – che confluivano nelle casse del sodalizio di Isola di Capo Rizzuto, o perché già “protetti” e quindi “intoccabili”, o perché destinatari di specifici atti di intimidazione, Santo Mirarchi ha indicato poi una serie di imprese/aziende/amministratori come l’impresa che si era aggiudicata i lavori per la realizzazione della funicolare/tram che collega Catanzaro Lido a Catanzaro, l’impresa titolare di un cantiere che si trova in prossimità del palazzo cosiddetto della “Cittadella regionale” in località Germaneto, l’impresa che gestiva il centro commerciale “Le Aquile” (rispetto al quale deve rilevarsi – scrive la Dda - che in data in data 27 febbraio 2015 sporgeva denuncia l’amministratore del condominio di Lucrezia della Valle a ove ha sede il complesso commerciale “Le Aquile Bussines Center”), l’impresa Guzzi di Catanzaro, l’impresa subappaltatrice del realizzando Parco a Catanzaro Lido, l’impresa Astaldi Spa Località Germaneto, l’Impresa di Celi Giuseppe, l’impresa Rotundo Calcestruzzi, l’impresa che gestisce la fiera dell’area Poli funzionale denominata Magna Grecia a Catanzaro Lido, l’impresa che stava effettuando i lavori di ristrutturazione di un edificio a Catanzaro Sala che veniva indicato come destinato a sede degli Uffici della Dia di Catanzaro, l’impresa che aveva in corso di realizzazione uno stabilimento balneare a Catanzaro Lido, il supermercato Crai di Catanzaro Lido, l’imprenditore Rotundo Luigi titolare di ingrosso rivendita bibite, il supermercato Eurospin, il ristorante La Perla del Porto, il negozio di articoli cinesi in viale Magna Grecia, l’impresa che aveva in corso di realizzazione la strada che congiunge Germaneto a Catanzaro Lido, l’impresa che gestisce la raccolta dei rifiuti, l’impresa impegnata nei lavori del Porto in Catanzaro Lido, l’impresa impegna nei lavori del lungomare in località Giovino di Catanzaro Lido, l’impresa che aveva in corso di realizzazione una clinica nel quartiere Santa Maria di Catanzaro, l’impresa che eseguiva i lavori di ristrutturazione della galleria “Sansinato”, l’impresa che aveva in corso la realizzazione dialcune villette in località Aranceto di Catanzaro, l’impresa di costruzioni Staffa, l’impresa Mantella rivenditore di veicoliindustriali, l’impresa edile di Lucoia Antonio, l’impresa di Mirante Giuseppe, il Brico di tale Raffaele di Lamezia Termeposta di fronte al centro commerciale Le Fontane”.

 

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Giuseppe Baglivo
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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