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Cronaca

Operazione “Conquista”: restano in carcere quattro esponenti del clan Bonavota

Davanti al gip distrettuale regge solo parzialmente l'inchiesta della Dda di Catanzaro in tema di misure cautelari. Restano in libertà Pasquale e Nicola Bonavota

di Giuseppe Baglivo
venerdì 6 gennaio 2017
12:12
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Ordinanza di custodia cautelare in carcere per quattro presunti esponenti del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Ad emetterla è stato il gip distrettuale su richiesta della Dda nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Conquista”. Custodia cautelare in carcere, pertanto, nei confronti di: Domenico Bonavota, 37 anni, ritenuto il capo “militare” del clan; Onofrio Barbieri, 36 anni, e Giuseppe Lopreiato, 22 anni, tutti di Sant’Onofrio; Domenico Febbraro, 23 anni, pure lui di Sant’Onofrio.

 

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I quattro si trovavano già in carcere poiché raggiunti il 14 dicembre da ordinanza di custodia cautelare emessa nelle scorse settimane dal gip del Tribunale di Vibo, Gabriella Lupoli, che aveva convalidato il fermo della Dda per i primi tre e disposto ugualmente la custodia in carcere (pur senza convalida del fermo) per il quarto. Sono a vario titolo accusati di associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e danneggiamento. Domenico Bonavota è accusato anche di concorso nell’omicidio di Domenico Di Leo di Sant’Onofrio.

 

Nessuna misura custodiale nei confronti dei fratelli Pasquale e Nicola Bonavota, 40 anni, destinatari del fermo di indiziato di delitto della Dda di Catanzaro (pm Camillo Falvo), poi però non convalidato dai gip di Roma (per Pasquale Bonavota) e Vibo Valentia (per Nicola Bonavota).

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Dall’inchiesta, oltre ad una serie di danneggiamenti nei confronti delle aziende dell’imprenditore Pippo Callipo, è emerso anche il recente tentativo da parte del clan Bonavota di preparare un attentato in grande stile per eliminare il nuovo collaboratore di giustizia di Vibo Valentia Andrea Mantella appena appresa dalla stampa la notizia dell’avvio della sua collaborazione con la giustizia. Attraverso un’intercettazione, la Dda di Catanzaro avrebbe appreso dai dialoghi di due sodali del gruppo Bonavota dell’intenzione del clan di pagare un “informatore” in grado di svelargli in quale località protetta si trovasse Mantella al fine di attentare alla sua vita per impedirgli di parlare degli omicidi commessi anche per conto del clan Bonavota. Lo stesso Andrea Mantella, personaggio di spicco del clan Lo Bianco di Vibo Valentia, che ha iniziato a collaborare nel maggio scorso con la Dda, ha manifestato ai magistrati il proprio timore di poter essere ucciso dai Bonavota.

 

Per l'omicidio di Di Leo sono indagati Domenico Bonavota, Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri e Andrea Mantella. Per l'omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato, ucciso a Pizzo Calabro il 4 maggio 2004, ono accusati Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri ed Andrea Mantella, mentre Domenico Bonavota, Francesco Michienzi e Vincenzino Fruci sono stati già giudicati ed assolti per tale delitto.

 

Giuseppe Baglivo

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Giuseppe Baglivo
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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