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Cronaca

‘Ndrangheta: unico procedimento per il clan Tripodi di Vibo Marina

La Corte d’Appello di Catanzaro tratterà congiuntamente le sorveglianze speciali e la confisca di beni per 37 milioni di euro in tutta Italia, da Vibo a Roma passando per Milano e Padova

di Giuseppe Baglivo
mercoledì 15 marzo 2017
18:31
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Un unico processo di secondo grado per le misure di prevenzione personali della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e quelle patrimoniali contro il clan Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo colpito con le operazioni “Lybra” del maggio 2013 e “Lybra money” del dicembre 2015.

E’ quanto deciso oggi dalla Corte d’Appello di Catanzaro che ha riunito i due procedimenti che sinora portavano numeri di ruoli differenti ed erano quindi trattati separatamente. La Corte d’Appello ha poi respinto la ricusazione del giudice consigliere, Domenico Commodaro, avanzata dalle difese nella precedente udienza in quanto lo stesso giudice, quale gup distrettuale, ha in precedenza condannato alcuni degli esponenti del clan Tripodi giudicati con rito abbreviato. Il quesito giuridico sollevato dalle difese è stato risolto dal presidente della Corte d’Appello che ha deciso per la prosecuzione del procedimento con i medesimi togati.

 

In Appello si è giunti sia per l’impugnazione da parte dei difensori, sia per quella della Procura distrettuale.

 

I difensori, dal canto loro, hanno invece impugnato la decisione del Tribunale di Vibo Valentia che nel dicembre 2015 ha disposto: 5 anni di sorveglianza speciale per il presunto boss Nicola Tripodi; 4 anni e 6 mesi di sorveglianza per Antonio Mario Tripodi; 4 anni per Sante Tripodi; 4 anni per Salvatore Vita e Francesco Comerci, il primo di Vibo Marina, il secondo di Nicotera; 3 anni per Massimo Murano di Busto Arsizio.

 

I beni sequestrati. Fra i beni sequestrati di cui si discute in Appello la confisca vi sono 13 aziende, tra cui alcuni bar e ristoranti nel centro di Roma (“il Ritrovo la Dolce Vita”) e in provincia di Milano, e imprese edili operanti a Milano, Padova, Roma e Vibo Valentia, quote di società operanti in provincia di Bologna, Roma e Vibo Valentia, 31 immobili, di cui 10 fabbricati di pregio in Milano e Roma e 21 terreni ubicati in parte in provincia di Roma ed in parte in quella di Vibo Valentia, 13 tra automezzi industriali ed autoveicoli. Il valore complessivo dei beni confiscati ammonta a circa 37 milioni di euro.

 

 CONTINUA A LEGGERE SU ILVIBONESE: ‘Ndrangheta: clan Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo, riuniti i due procedimenti

 

Giuseppe Baglivo

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Giuseppe Baglivo
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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