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Cronaca

Lamezia, si finge innamorato per truffare una donna: condannato a 8 mesi di reclusione

Il 57enne, originario di Pizzo Calabro, è stato condannato per truffa oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni a favore della parte offesa. Non sarebbe il primo isolato caso

di G. B.
mercoledì 15 marzo 2017
20:04
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Otto mesi di reclusione e 200 euro di multa per il reato di truffa, oltre al pagamento delle spese processuali, alla condanna al risarcimento dei danni a favore della parte offesa ed al pagamento delle spese legali. Questa la condanna del Tribunale monocratico di Lamezia Terme nei confronti di Natalino Biondino, 57 anni, di Pizzo Calabro, ultimamente residente a Lamezia.

 

E’ stato riconosciuto colpevole di aver ingannato una donna fingendosi poliziotto con il falso nome di Giuliano Palmieri promettendole di volerla sposare. La donna si è alla fine innamorata di lui, tanto da versargli ogni mese 500 euro del suo stipendio con la promessa che i soldi sarebbero stati messi da parte per le future nozze. Con la scusa di voler regalare alla fidanzata un’auto nuova, Biondino si è fatto consegnare anche l’auto della donna per poi rivenderla e trattenersi i soldi.

 

Entrato nelle grazie anche dell’anziana madre della fidanzata, Natalino Biondino ha convinto la signora ad accollarsi due finanziamenti per 30 mila euro. Il tutto con la scusa di voler acquistare una casa dove andare a vivere assieme alla figlia. Casa in realtà mai acquistata, con l’anziana madre che dovrà invece pagare rate mensili di oltre 300 euro fino al 2021 per l’immobile.

 

La fidanzata ha poi scoperto l’amara realtà quando Natalino Biondino ha dimenticato il portafoglio a casa della donna che ha così scoperto la vera identità del 57enne di Pizzo Calabro. Vistosi scoperto il Natalino Biondino si è dileguato facendo perdere le sue tracce, renddendosi irreperibile anche da Pizzo Calabro.

 

La donna si è costituita parte civile nel processo con l’avvocato Giancarlo Nicotera. Natalino Biondino non è nuovo a simili disavventure. Nel febbraio del 2015 è stato condannato a 2 anni e 6 mesi dal Tribunale di Novara per truffa ai danni di una donna che, in fuga dalla Sicilia dove era stata vittima di un sequestro di persona, era andata in Piemonte per rifarsi una vita. Aveva conosciuto il truffatore che le aveva proposto l’acquisto di un bar vicino la stazione: lei gli aveva dato due assegni non ancora coperti e lui li aveva incassati prima di quanto concordato. Ad ottobre 2015, invece, nuovo arresto per Novare poichè spacciandosi per un poliziotto della Digos aveva truffato una famiglia novarese che gli aveva dato oltre 3 mila euro come anticipo per l’acquisto di un’auto.

 

g.b.

 

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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