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Cronaca

Bancarotta fraudolenta, arrestato imprenditore edile a Cosenza

Emesse anche tre misure interdittive nei confronti di tre parenti dell'arrestato. Sequestrati beni per 900mila euro

mercoledì 19 aprile 2017
11:46
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I finanzieri di Cosenza hanno notificato una misura cautelare ad un imprenditore cosentino operante nel settore edile per il reato di bancarotta fraudolenta e 3 misure interdittive, divieto dell'esercizio dell'ufficio di amministratore di imprese e società giuridiche, nei confronti di 3 parenti stretti dell'arrestato.

 

Contestualmente si sta disponendo il sequestro preventivo di beni immobili (magazzini, terreni, ecc.), di quote societarie nonché di denaro, titoli ed altri valori mobiliari nella disponibilità dell'imprenditore. Le indagini hanno accertato il dissesto finanziario della società e, quindi, il depauperamento del patrimonio attraverso la cessione della parte attiva ad una nuova società, formalmente intestata a familiari del titolare ma, di fatto, amministrata dallo stesso imprenditore.

 

Ciò ha permesso di “svuotare” la società in forte esposizione debitoria. Contemporaneamente, i beni strumentali, i terreni e gli immobili per un valore complessivo di circa 900mila euro sono stati distratti, attraverso un articolato sistema di trasferimento fittizio, in favore della nuova società, incaricata di alienare a terzi in buona fede (e, quindi, al riparo dalle pretese dei creditori) senza alcun ritorno economico per la fallita. La nuova società, in sostanza, sin dalla sua costituzione, non aveva alcuna capacità operativa, limitandosi ad operare come schermo della fallita per perpetrare le distrazioni fraudolente.

 

Tra i creditori, ci sono fornitori per circa 330mila euro ed Enti Pubblici (Agenzia delle Entrate, INPS ed INAIL) per circa 770 mila euro, per il mancato pagamento delle imposte e l'omesso versamento di contributi per i lavoratori dipendenti. La ricostruzione delle vicende societarie è stata resa difficoltosa dal fatto che la documentazione amministrativo-contabile è risultata distrutta e la sede sociale risultava trasferita prima a Roma, e, successivamente, in Romania. Le indagini hanno consentito all’autorità giudiziaria inquirente di richiedere ed ottenere i provvedimenti notificati agli indagati, i quali devono rispondere dei reati di bancarotta fraudolenta e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. Parallelamente, l'opera dei finanzieri ha puntato a ricostruire il patrimonio della società avviata al fallimento, disperso in mille rivoli, al fine di porre a disposizione beni, denaro ed immobili anche per garantire e soddisfare i diversi creditori.

 

Francesco Pirillo

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