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Reggio: morte di Immacolata Rumi, confermata la condanna per il marito

Diciotto anni di carcere per Domenico Laface, accusato dell’omicidio della moglie e madre dei suoi figli Immacolata Rumi. La pena è stata confermata anche in appello

martedì 17 febbraio 2015 | 16:48

È stata confermata in appello la pena a 18 anni di carcere per Domenico Laface, accusato del reato di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte della persona offesa e dall’aver agito con crudeltà. Anche in secondo grado il compagno di Immacolata Rumi è stato ritenuto colpevole dalla Corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria, che ha infatti confermato in toto quando disposto in primo grado il 14 maggio dello scorso anno dal gup distrettuale Domenico Santoro. Questa mattina in sede di requisitoria il sostituto procuratore generale Giuseppe Adornato aveva invocato la conferma della condanna. Una condanna pesantissima che anche nel secondo grado di giudizio non vede alcuno sconto per l’imputato. A quasi due anni dalla morte di Immacolata Rumi si chiude il secondo step giudiziario di una vicenda che all’epoca sconvolse l’intera città e approdò anche fra le cronache nazionali. Domenico Laface, stando alle indagini condotte dal pm Antonella Crisafulli, provocò la morte della compagna, e madre dei suoi figli, che è deceduta in seguito da un’emorragia interna causata dalle percosse ricevute.


Anni e anni di maltrattamenti, anni e anni di violenze fisiche, psicologie e verbali. A raccontarlo agli inquirenti durante le indagini sono stati proprio i figli della coppia, stanchi degli abusi perpetrati dal padre e soprattutto distrutti dalla morte della loro madre. «I miei genitori litigavano spesso. Mio padre l’ha malmenata con una certa violenza in più occasioni anche in presenza mia e dei miei fratelli. A volte le dava anche pugni sul viso, sul corpo, calci. In qualche occasione l’ha picchiata con un bastone del tipo da passeggio che normalmente sta all’ingresso nel portaombrelli». Questo è quanto hanno riferito agli inquirenti uno dei figli. L’ultimo episodio di violenza di cui i figli hanno riferito sarebbe risalito alla settimana precedente alla morte: «Eravamo in casa. C’era anche mia sorella … In tale circostanza sono riuscita a farli smettere e a calmarli», racconta una delle figlie. E un’altra delle ragazze: «Apprendevo, al riguardo, da mia sorella che, nella circostanza risalente al 28 aprile, mio padre avrebbe usato per l’ennesima volta violenza nei confronti di mia madre e, peraltro, anche con modalità particolarmente veementi».

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