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Rinviata ad ottobre per una visita diabetologica a Tropea, Nesci (M5s): «Non è tollerabile»

La deputata pentastellata punta il dito contro il commissario ad acta Massimo Scura, il direttore sanitario del presidio, Liberata Purito e chiama in causa anche il direttore generale affinché «intervenga per risolvere il problema»

mercoledì 15 marzo 2017 | 13:25
Dalila Nesci, deputata M5s
Dalila Nesci, deputata M5s

«È gravissimo che per una visita diabetologica un paziente debba attendere sino al prossimo ottobre. Non lo permetterò. Il commissario Massimo Scura prenda subito nota. Lo annoti anche il direttore generale della Programmazione sanitaria, Andrea Urbani, corresponsabile dell'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria».

 

Lo afferma in una nota la deputata Dalila Nesci, alla Camera capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Sanità, a proposito di una vicenda capitata all'ospedale di Tropea, presso cui una diabetica si è vista fissare a ottobre 2017 una visita specialistica. «Il direttore sanitario del presidio, Liberata Purita, esponga nell'immediato le ragioni dello specifico disservizio ed esibisca le note trasmesse ai superiori su eventuali carenze che l'abbiano determinato. Già da oggi il direttore generale dell'Asp di Vibo Valentia, Angela Caligiuri, intervenga per risolvere il problema.

 

A seguito – prosegue la parlamentare 5 stelle – della mia visita ufficiale nell'ospedale di Tropea, nessuno dei sanitari mi ha parlato di liste d'attesa infinita per le visite ambulatoriali. Conservo copia della mia relazione ispettiva, del marzo 2015, inviata a tutti i dirigenti responsabili. Stavolta spero di non dovermi rivolgere alla Procura.

 

Ricordo – conclude Nesci – che nel silenzio totale del governatore Oliverio e del Consiglio regionale, noi del Movimento 5 stelle ci siamo battuti per le migliaia di assunzioni obbligatorie negli ospedali, ad oggi non avvenute, nonché per la restituzione di oltre un miliardo e mezzo che lo Stato deve alla Calabria, ogni anno destinataria di quote inferiori del Fondo sanitario».

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